Queneauchallenge/Esercizi di stile: 44, Amelie

AMELIE

Alla ragazza piace svegliarsi di buonumore, osservare i panni dei vicini ondeggiare nell’ultimo sole di Agosto berlinese, shakerarsi il caffè nello shaker art nouveau fino a far venire la schiumina, andare a piedi scalzi per la casa, fare colazione con il pigiama ancora addosso. La ragazza ama ballare le canzoni della sua adolescenza, specie se a piedi nudi e in pigiama in attesa di shakerare il suo caffè. Le piace organizzarsi la giornata con i post it di tanti colori, scrivere frasi contro la gentrificazione sul frigorifero, raccogliere insetti morti per strada per le sue creazioni in resina, argomentare inutilmente contro i prolife e sostituire sempre più oggetti monouso in cimeli simbolici della sua esperienza con l’utile. La ragazza ama gli oggetti, ne ha tanti sparsi per la casa, e spesso quando tira l’aspirapolvere si chiede quante altre persone lo stiano facendo nello stesso momento. Non ha un ferro da stiro perché trova che i vestiti stropicciati ripecchino molto di più la sua onestà intellettuale. Abita a Berlino da quasi tre anni e ha imparato che i Dr. Martens bassi sono molto carini nei film pseudo surrealisti francesi, ma che non sopravvivono all’inverno tedesco. Alla ragazza piace lasciare due fili di insalata wakame nel frigo perché è peccato finire tutto il sushi in una sera sola, si fa regolarmente mandare Ciobar dall’italia perché non è in grado di accettare quella brodaglia che ti rifilano nella capitale europea e piange quando mangia le mozzarelle del sud. Alla ragazza piace usare il vibratore rosso assieme alle gifs in bianco e in nero, fare il pisolino dopo pranzo nel salotto arancione e quando va a teatro, una volta finito lo spettacolo, cerca sempre di trovare qualche biglietto cartaceo per terra perché solitamente ha solo tempo per comprarli online. Le piace quando i teatri sono rossi, con le tende in velluto. Lavorava per qualche tempo in un museo molto simile ad un teatro, dove la cassetta per le offerte era mezza bucata. Alla ragazza piaceva aspettare che qualche euro cadesse per poi custodirlo fino all’entrata della metro dove lo avrebbe donato al primo senza tetto della zona. Emanuel era il suo preferito, anche lui amava gli oggetti, li venerava in quella maniera così delicata e poetica, tutti stipati nel suo carrello della spesa di Edeka. Alla ragazza piace ricordarsi particolari insignificanti, concentrarsi sulle cose come se non fosse stata lei stessa a viverle. Alla ragazza piace definirsi, a volte, una terza persona. Questa persona, fra i vari oggetti sparsi per il pavimento, in casa aveva anche l’amore della sua vita. Al ragazzo piacevano le stampanti funzionanti, gli strumenti musicali molto grossi, suonare quando la vicina dorme, mettere i pinoli sopra qualsiasi sugo di pasta e azzeccare la dose giusta di mirtilli per i suoi wafer mattutini. Alle volte il caffè lo shakeravano assieme, ma quella mattina c’era vento di fretta. E quindi avviciniamoci con un primo piano sulla ragazza che sta ballando i CCCP. Dalla sua risata deduciamo che è felice, ma come tutte le cose, anche la felicità ha i suoi contesti. Tra le piccole cose che si susseguono nella testa della ragazza, come se venissero dettate da una voce fuori campo, improvvisamente vengono le cose tristi. Mentre il ragazzo si sistema veloce per fuggire alle prove della sua band di musica folkloristica araba, lei cade a terra. Nella confusione è inciampata su un marsupio. Da terra, lo prende in mano e si fa largo fra i volantini contro le morti nel Mediterraneo, riuscendo miracolosamente a non tagliarsi con la carta. La ragazza è un oggetto fragile, ma ti quelli resilienti. Si rialza. Sposta qualche volantino e si mette davanti al pc. La verità è che non scrive abbastanza. Ha un piccolo diario della gratitudine ma a volte sente che non ha molto di cui essere grata e si sente in colpa per questo. La sua segreta passione per la scrittura è così segreta che lo sanno tutti, non fa che ripeterlo da quando aveva sei anni ma è una cosa, in qualche modo, segreta. Si riunisce spesso in segreto con altre persone che scrivono in inglese, in un giardino pieno di coccinelle morte. Qualcuno le ha messo in testa di scrivere un blog ma lei continua a vedere solo i mi piace di sua madre, non ha i soldi per un piano business di WordPress e non ha abbastanza tempo per sviluppare una strategia SEO senza finire in burn out. Suo padre è un po’ come quello del film mentre sua sorella sta girando il mondo con un riccio di peluche e le manda regolarmente cartoline che lei tiene appese sopra la scrivania. Quando pensa alle infinite possibilità del momento che sta vivendo, si accorge di averlo perso. Alla ragazza piace stare in solitudine ma odia stare da sola. Sembra che il pianoforte la osservi, il riflesso della finestra anche e che le ripetano in coro, assieme alla sua terapista, che sta per somatizzare di nuovo. Si alza senza aver combinato molto, osserva attentamente il marsupio nero con la scritta rosa. “Si vive meglio senza i nazisti”. Perché il punto è quello, che il sensibile non è solo una serie di piccoli piaceri quotidiani ma anche una lista di infiniti, improvvisi, inutili, traumi.

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