Questo blog è un immigrato

Da quando ho aperto questo blog non solo Youtube mi fa vedere di continuo le pubblicità di Godaddy, Wix e altri magnifici posti virtuali che beneficerebbero dal tuo aprire un blog con loro, ma ho la casella di Posta piena di tutorial di WordPress. In uno di questi c’è scritto di fare un post come questo che sto facendo e mettere l’#bloggingfundamentals. Sì, mi piace la trasparenza. Il post dovrebbe servire a trovare i miei lettori e diventare non solo il CEO del blog ma pure un SEO ed un esperto di marketing. Purtroppo quello che io percepisco è che, alla fine, di quello che scrivo, del livello, frega poco o nulla. L’importante è che visualizzate, raga. Però appunto come diceva Guy Debord il sistema va sovvertito da dentro, quindi eccomi. Il mio lettore modello è più per la semiotica che per il clickbait, è un individuo immigrato nel senso ampio del termine. Credo si possa essere immigrati nei più disparati modi. Per me è facile, perchè sono un’Italiana a Berlino e la seconda informazione che si riceve dalla mia persona, dopo il fatto che sono una donna, a quanto pare, è che non sono autoctona; ma mi sono sentita immigrata in tanti altri modi. Anche se si sa perfettamente la lingua e in realtà non ci si è mai mossi da casa ci si può sentire immigrati, ci si può sentire immigrati nel corpo sbagliato, immigrati perchè ci si è mossi in nuovi campi sconosciuti dove non siamo rappresentati, immigrati perchè qualcuno improvvisamente decide che lo siamo . Vi vorrei benvenutare tutti, qualsiasi sia il vostro tipo di immigrazione e ringraziare perchè se non ci fossero gli immigrati il mondo non andrebbe da nessuna parte. Il mio lettore modello non è un razzista, non è sessista, maschilista, nazionalista, intollerante (Ok latticini e glutine) e sa solo quello che non è. Vi aspetto, al di là delle linee gialle.