Tutta la verità sul Coronavirus!!!!!

“Le nuove di tali scoperte volavan di bocca in bocca; e, come accade più che mai, quando gli animi son preoccupati, il sentire faceva l’effetto del vedere. Gli animi, sempre più amareggiati dalla presenza de’ mali, irritati dall’insistenza del pericolo, abbracciavano più volentieri quella credenza: chè la collera aspira a punire: […] le piace più d’attribuire i mali ad una perversità umana, contro cui possa far le sue vendette, che di riconoscerli da una causa, con la quale non ci sia altro da fare che rassegnarsi” (Alessandro Manzoni, “I Promessi Sposi”)

Se state leggendo perché davvero credevate che io potessi avere la verità in tasca, temo di dovervi deludere. Ma l’articolo magari merita lo stesso, andate avanti almeno un pochino. Se state leggendo perché vi siete rotti le scatole di vedere titoli come “Tutta la verità” siete nel posto giustissimo. Se siete qui perché siete mia madre, grazie mamma mi manchi.

In questi giorni, in una Berlino dove ancora si può andare a lavorare ma non si possono formare gruppi di più di due persone (escluso il nucleo familiare), e in un’Italia bloccata in quarantena da qualche settimana, è iniziata la primavera. È veramente difficile accettare che ci sia un sole così stupendo mentre la gente continua a morire negli ospedali, senza aver neanche il tempo di dire ciao. Ma è così.

Il mondo è cambiato di colpo nel giro di qualche settimana, e scenari post apocalittici si sono avvicinati in maniera inquietante all’immaginario collettivo. Un virus molto contagioso e per alcuni letale ha rallentato l’economia mondiale e ha richiesto che l’essere umano riorganizzasse la sua socialità. Una catastrofe per gli estroversi, na pacchia per quelli che le distanze le hanno sempre agognate. In questo periodo ci si sente contemporanei, è come uno schiaffo di realtà che prende tutti, indiscriminatamente. Tutto il mondo ha lo stesso problema, chi più e chi meno, ma nessuno si salva. E in questo continuum di umanità si vedono chiaramente certe cose a cui prima non si voleva fare molto caso. E no, non sto parlando dei morti di influenza stagionale dell’anno scorso.

Se dovessero un giorno chiedermi di cosa ebbi più paura, nell’ essere parte di un avvenimento storico di questo calibro, risponderei: la gente. Le reazioni delle persone mi hanno spaventata molto di più del virus. C’è stata un’escalation di panico irrazionale (perfino nella pragmatica Germania) e poi un conseguente abbandono totale della ricerca della verità. Non che queste cose non le vedessi prima, ma almeno riguardavano un gruppo circoscritto di personaggi, non il globo.

Il panico è una roba più contagiosa di qualsiasi corona virus, perché te lo chiappi anche a distanza. Basta che tu abbia i social, o degli amici coi social. Il panico iniziale era necessario, è servito anche a me perché prendessi la cosa più sul serio di quanto non la stessi prendendo inizialmente.

È bastato qualche giorno perché fosse chiaro il livello di emergenza e che non si trattasse di esagerazione mediatica. Quindi il panico può aiutare. Ma poi la gente ha iniziato a svaligiare i supermercati e sono finiti i fornellini da campeggio da Decathlon.

Si muore tutti, gli zombie, non si troverà cibo, mannaggia non ho neanche un pile della Quechua in casa e non sopravvivo neanche mezza giornata in una tenda. Dovevo comprarmi quel coltellino svizzero anni fa, quando ero ancora in tempo. Uccideranno prima gli immigrati, ci faranno ostracismo quando ci saranno le derrate alimentari e poi dovremo intraprendere un grande viaggio clandestino per ritornare in patria.

Dopo il si muore tutti, è scattato il Loro sanno qualcosa che io non so.

Perché proprio la carta igienica? Cosa si può costruire con la carta igienica che io non so? Possibile la gente cachi così tanto? E l’acqua? No, deve esserci una ragione oscura. Non si trovano più le mascherine ma non dicevano che non servivano? Non sarà mica che io ora rimango senza e la mettono obbligatoria per uscire e non posso più uscire. Oh, cazzo.

Dopo aver elaborato una serie di idee alternative alla carta igienica (che fra le altre cose se ci si pensa è inutile e inquina un sacco anche la sua produzione), mi sono accorta che non c’era alcuna verità nascosta. Che il cibo sarebbe sempre stato lì, a meno che qualche stronzo non avesse deciso di comprare il triplo di quello che compra di solito. Qui si dice fare Hamsterkauf perché Hamster vuol dire criceto e kaufen comprare e non vi devo dire io quello che fanno i criceti con le guance, immagino.

Superata la prima settimana, mi sono adattata psicologicamente e ho cominciato ad osservare in maniera più distaccata certi comportamenti.

Quello che è venuto dopo il panico è stata una pandemia di intolleranza, saccenza, moralismo e complottismo. Io so qualcosa che tu non sai è divenuto il nuovo mantra. Improvvisamente l’identity politics, che già ci aveva rotto abbastanza le pigne, si è scissa e per mitosi ha dato vita ad una serie infinita di partiti presi. Per i vegani, venivano contagiati solo quelle merde dei carnivori, perché avevano uno stile di vita malsano e crudele. E i fumatori? Eh, ma se uno ha dei vizi poi non si può aspettare che la società si fermi per lui. Per gli anti-vaccinisti, che qualcuno pensava ingenuamente di riuscire a convertire in questa epidemia, si ammalavano le persone giovani e sane solo se avevano fatto il vaccino influenzale. Per gli ambientalisti, era stato l’inquinamento sfrenato. Per il centro sinistra i tagli del centro destra, per il centro destra i tagli del centro sinistra. Per i sovranisti, era tutto questo melting- pot che aveva portato le malattie. Per gli omofobi, le unioni civili. Per quelli che volevano tenere le fabbriche aperte, quelli che vanno a fare jogging.

 Ognuno, con quella sua nuova piccola verità quasi religiosa offriva programmi di colpa e punizioni precisi. Improvvisamente la causa del corona virus era la stessa di tutti i mali. Che la gente dopo il panico cercasse sicurezze me lo aspettavo, ma non che accettasse quelle di tuttalaverita.com pubblicate sul gruppo di WhatsApp dei Rappresentanti dei genitori della 5B, o dei Tweet di Salvini.

O forse sì.

 E quindi ecco la mia versione di tutta la verità: il Coronavirus è un virus amorale. E prima lo accettiamo meglio è. Solo rispettando certi accorgimenti possiamo abbassare la curva di contagio, dobbiamo agire tutti insieme e poi sarà di nuovo tutto come prima.

O forse no.

La scienza ci fornirà determinate soluzioni e risposte ma bisogna aspettare e frenare le teorie fai-da-te (anche se, se uno cresce intere generazioni con film di spionaggio nella guerra fredda poi non si può aspettare altro). Accettare l’incertezza e allenarsi al non sapere, è un buonissimo esercizio contro l’ansia, oltre all’unica cosa buona da fare al momento.

Žižek dice che la situazione è troppo grave per farsi prendere dal panico e ha ragione, al contempo però non bisogna neanche fare il bagno nelle utopie più unicorniche. L’utopia non è la migliore cura contro la distopia, è il suo esatto contrario. Rassicurarsi dicendoci che “la terra sta guarendo” è controproducente perché non è vero. È stato bello immaginarsi i delfini nei canali di Venezia per qualche giorno, ma è stato inutile. Bisogna rimanere sull’attenti.

Sarebbe bello che questa crisi economica portasse ad un socialismo globale, io potessi permettermi una casa e tutti si accorgessero che la sanità sarebbe sempre dovuta rimanere pubblica e gratuita. Sarebbe bello. Ma i sistemi economici non si cambiano da soli, soprattutto non perché inizia a morire gente. Il capitalismo ha sempre ucciso. E un virus ai tempi del capitalismo uccide più coloro che non hanno certi privilegi di classe, non uccide i capitalisti. Anche perché quelli se ne lavano molto spesso le mani. C’è stata una speculazione incredibile su prodotti igienici e mascherine e vogliamo ancora raccontarci la buona novella che tutti diverremo empatici? Ma neanche il socialismo ci renderebbe tutti empatici. Uno degli errori più grandi della sinistra è secondo me proprio questa presunta superiorità morale, e ve lo dice una zecca buonista che continua a dare i soldi alle NGO nonostante non guadagni ancora abbastanza da dover pagare le tasse. Se vogliamo un cambiamento politico dobbiamo agire e non sperare nel miracolo.

 Se c’è una verità che mi ha insegnato il coronavirus è che sono le emozioni a muovere tutto. La politica, l’economia, la morale e i lanciafiamme. Se la paura è il terreno fertile per le dittature, la prima cosa da fare sarebbe imparare a controllare le proprie emozioni, non paragonare la quarantena ad un lager. Se c’è una verità che mi ha insegnato il Coronavirus è che va bene anche quando una grande verità non c’è e che è molto umano accettarlo, come si accetta la primavera.