IL NAZISTA SUL PIANEROTTOLO ovvero cosa dire quando ti trovi l‘estrema destra sull’uscio

Chiamatelo backlash o fashion trend, il nazismo è tornato di moda. Baffetti e crani calvi, mancanza di argomentazioni concrete, pregiudizi, rabbia e simboli indiani reinventati. Diciamo che il fatto che il Nazismo si porti così tanto, non è rassicurante come il fatto che sono tornati i marsupi, no. L’altro giorno mentre tornavo a casa me ne sono trovata uno sul pianerottolo, di nazisti, e sono sicura che non fosse un hipster perché ha riempito le cassette della posta di volantini dell’NPD, il Nationaldemokratische Partei Deutschlands, partito accusato ripetutamente di essere offensivo per la costituzione, ma non ancora dichiarato fuorilegge per una serie di ossimori burocratici (a quanto pare ci sono talmente tanti infiltrati nell’ex partito nazista che dichiararlo illegale fermerebbe le indagini o una cosa simile). Per quanto uno si batta per l’uguaglianza, si riempia il salotto di volantini per i diritti umani e si arrabbi di continuo quando legge il giornale, trovarsi il nemico di fronte è una cosa a cui non si è mai pronti. Ma chi è il nemico? Conosci il nemico, si dice. L’uomo sul pianerottolo non è di certo un gerarca nazista e come mi ha detto un giornalista una volta “Guarda che i nazisti veri mica sono tesserati”. Leggo il volantino e sembra semplicemente l’Afd versione Premium. Nel caso ci fosse qualcuno non pratico di sigle politiche tedesche, l’Afd, Alternative für Deutschland, è il partito populista di destra che è riuscito a chiappare un sacco di voti della ex DDR, quello che basa la campagna elettorale su tematiche tipo la paura del burka. Se uno volesse fare un paragone- ma prendetelo con le pinze per una serie di ovvi motivi- Afd: Lega = NPD: Casa Pound/Forza Nuova.

Salgo in casa e controllo bene, non sia mai che la sigla vuol dire anche altro. No, ho ragione. Torno giù con dello scotch e un pennarello rosso. “Verfassungsfeindlich”, nemico della costituzione. Sequestro tutti gli altri volantini che trovo (sentendomi, non troppo assurdamente, fascista mentre lo faccio e combattendo contro degli strani sensi di colpa) e appendo il cartello di denuncia. Chiamo i miei amici ebrei, perché- ebbene sì- ho dei carinissimi vicini della mia età che sono cresciuti in Israele. Fanno lo stesso e il giorno dopo troviamo tutto strappato a terra (almeno tiralo nel cestino come ho fatto io coi tuoi volantini, pensa all’ambiente!). Una parte di me è stata contenta di non averlo trovato sempre lì, sul pianerottolo, quel fan sfegatato del popolo tedesco, armata solo di scotch e pennarello rosso, una parte di me invece avrebbe voluto parlarci, vedere come reagiva al mio accento poco teutonico e alle mie argomentazioni scientifiche e storiche. Ci sarei riuscita? Avrei saputo usare la retorica giusta? Pensare di riuscire a convertire un nazista è un po’ darsi delle arie, ma riuscire a muovere qualcosa non dovrebbe essere impossibile, sono umani anche loro, no?

La difficoltà del nazista sul pianerottolo in realtà me la ritrovo abbastanza costantemente, in dose minore, abbonamento Basic e non so mai come gestirla. Su internet ci ho provato qualche volta ad argomentare contro i leghisti incattiviti che si appellavano a fake news per giustificare il loro “Non sono razzista, ma”, ma ci ho messo un po’ a distaccare la mia persona dagli insulti che solitamente piovono non appena capiscono che non la pensi come loro. Di recente sono riuscita però a “vincere” un dibattito, me ne sono accorta perché la persona ha smesso di commentare. Per questa grande vittoria devo ringraziare un piccolo librino che il Rosa Luxemburg Stiftung regalava questa estate, con dentro le strategie per il dialogo coi populisti e in copertina un tenero gufo.

Ecco a voi, per la prima volta in Italiano, qualche dritta per diventare influencer dei diritti umani. Cominciamo con 5 fasi preparatorie.

  1.  Autoriflessione: la prima cosa da fare è pensare alla propria visione del mondo, analizzare i nostri stereotipi ed eliminare i pregiudizi. Non possiamo avere una conversazione pulita se prima non ci siamo fatti un bagno di coscienza
  2. Ambiente: prima di pensare al dialogo e alla strategia psicologica da adottare guardiamoci intorno. Se sei in una strada buia e il tuo interlocutore ha un coltello, probabilmente ha ragione Sartre e non è il caso di credere nel dialogo con i razzisti. Se ti trovi su internet, stai attento ai tuoi dati, alla tua protezione. Prima fatti scudo, poi attacca. Se ti trovi al cenone di Natale e tuo zio fa l’ennesimo commento sui ne*ri che gli rubano il lavoro, è decisamente il caso di sfoderare un po’ di sana maieutica.
  3. Posizione di potere: purtroppo, a seconda di quale classe e gruppo rappresenti tu e rappresenta il tuo interlocutore, le tue parole verranno prese più o meno sul serio. In casi in cui ti trovi in una posizione di potere devi parlare, negli altri casi devi sapere che questa dinamica di gerarchie influenzerà il tuo discorso. Una donna che parla ad un uomo di femminismo spesso non lo convince come un uomo che parla ad un altro uomo di femminismo, triste ma è così. Se sei un immigrat*, una persona di colore, una donna, una persona il cui genere non è ancora riconosciuto da parte della popolazione, una persona transessuale, una persona che ha un orientamento diverso da quello eterosessuale e questa cosa è chiara all’interlocutore, questo fa purtroppo perdere punti alla forza del tuo discorso. Attenzione, questo non vuol dire che non devi parlare se fai parte di questi gruppi! Questo vuol dire che devi assolutamente parlare se ti trovi in una posizione privilegiata!
  4. Legame emotivo: Se hai un qualche legame emotivo con l’interlocutore hai automaticamente anche più punti forza a disposizione. Convinci i tuoi cari. Spesso il razzismo, come l’omofobia e altre forme di discriminazione sono sintomi di ignoranza o di appartenenza a generazioni dove un certo tipo di sensibilità non si era ancora diffusa, a volte è solo paura del diverso. Non sono persone malvagie.
  5. Vocabolario: Hai a disposizione delle parole chiave che il populista cercherà di svuotare di significato e manipolare. Cerca di non vacillare nella definizione di Diritti Umani, Uguaglianza, Democrazia, Libertà di parola, Solidarietà. Combatti l’utilizzo di termini scorretti come Invasione, Sostituzione Etnica, Sinistroide, Radical Chic e Buonista.
  6. Image: non ti offendere, non perdere la calma, non riguarda te ma una determinata visione del mondo. Scusati, ringrazia, lusinga quando puoi e mantieni un linguaggio elegante.

Adesso veniamo alle strategie del discorso. Premetto che ho tradotto liberamente dal tedesco cercando di riportare i termini e le situazioni che vengono descritte nel libro in un contesto italiano. Qui ad esempio l’offesa Buonista esiste ec-come Gutmensch, ma il termine Radical Chic/ Radical Shit è più roba nostra soltanto. Credo che la base sia uguale per tutti, ma poi dovrete lavorare voi sul particolare.

TECNICHE

  1. Rimani sull’argomento: se la persona cerca di fare Whataboutism, riportalo sul discorso principale. “Capisco benissimo cosa vuole dire ma adesso rimaniamo sul tema X” “Lei sta parlando di fenomeni che non sono strettamente collegati, la prego adesso di rispondere alla mia domanda”
  2. Pioggia di domande: se fai domande specifiche, chiedendo ad esempio delucidazioni sull’utilizzo di determinati termini, guadagni tempo per preparare le tue argomentazioni al round successivo. “Cosa intende dire di preciso qui? Chi, come e cosa? Come sa lei che..? Vuole davvero dirmi che secondo lei…? Quale gruppo include in “loro” e come definirebbe il “noi”? Cosa intendi con stranieri e quali posti di lavoro vengono occupati da essi?”
  3. Statistiche e Pensiero Laterale: chiedere all’interlocutore se il fatto menzionato da lui contro una politica di accoglienza è avvenuto una volta sola o si è ripetuto, chiedere come mai viene preso ad esempio. “Dove lo ha letto? Ci sono stati casi simili? Quali persone erano coinvolte?” Se hai vissuto una situazione simile che si è risolta positivamente citala per contrastare l’esempio. “Gli africani del piano di sopra sono dei casinisti, queste persone dovrebbero tornare al loro paese” può essere contrastato con “Guarda so proprio di cosa parli, avevo un musicista come vicino e non ho dormito per settimane perché suonava la tromba anche la sera, ma quando sono andato a parlargli si è scusato e ho scoperto che era anche un tipo simpatico, da quel giorno poi non ha più suonato la sera”. Qui potete anche bluffare ed inventarvi fantasiose avventure, l’importante è che slittiate l’attenzione sul problema che si era creato e non sul pregiudizio razzista. “Eh guarda un altro magrebino ha stuprato una ragazza” “Sono cose terribili, la violenza contro le donne e gli stupri sono purtroppo ancora parte della nostra quotidianità, cosa potremmo fare per rendere le strade più sicure per le donne?”. Attenzione, se notate che il fatto ha riguardato personalmente l’interlocutore andateci cauti, rispettate i suoi timori e il suo dolore, in questo casi è rischioso intervenire se non avete un legame emotivo con la persona e potreste peggiorare la situazione.
  4. Differenziare le esperienze: menzionare esperienze positive contrastanti lo stereotipo. “Quelli lì vengono dalla Romania e si sa che rubano” “Oh no, cosa ti hanno rubato? Mi dispiace, io ho sempre avuto esperienze positive con le persone che vengono dalla Romania, ho un collega gentilissimo”. Vietato negare le esperienze altrui, è necessario solo contrastarle ma dando loro importanza a livello empatico. “Eh ma come si fa a parlare con una donna a cui vedi solo gli occhi!” “In effetti è un po’ strano perché non ci siamo affatto abituati, anche a me non piaceva all’inizio ma poi ho avuto un’intelligente conversazione con una studentessa e ora quasi non ci faccio più caso”
  5. Risvegliare empatia: “Pensa se tu fossi al suo posto, che cosa orribile è la guerra” “Ma tu invece come ti sentiresti in quella situazione? Cosa avresti fatto?” “Te lo immagini dover lasciare il tuo paese per via del tuo orientamento sessuale o della tua religione? Ti immagini dover lasciare la tua casa e la tua famiglia di corsa nella notte?”. Tipico discorso smartphones. “Eh ma non se la passano mica così male se hanno tutti il cellulare smart quando arrivano” “Se tu dovessi scappare dalla guerra tireresti via l’unico modo che hai di contattare i tuoi cari?”
  6. Evidenziare la differenze fra il livello emotivo e quello dei fatti: “Ma cosa è che ti rende così arrabbiato a riguardo? Cosa significa questo per te personalmente?” ti porta a capire il tuo interlocutore molto meglio e a fartelo più vicino. “Come potremmo risolvere questo problema assieme? Sei davvero sicuro che l’arrivo dei rifugiati influisca sulle tue opportunità di lavoro e sul tuo salario? Secondo me il problema sono le scelte politiche ed economiche che sono state fatte negli ultimi anni, non trovi?” Nota bene, non devi offrire una terapia gratuita ma solo capire perché il nemico ti è tale e provare a renderlo amico, la terapia se la paga da solo dopo nel caso.
  7. Sdrammatizzare: creare una conversazione coi piedi per terra. “Però adesso sottolineiamo che il Terrorismo e l’Immigrazione non sono la stessa cosa, eh. Quando, come e con chi ti senti minacciato e soprattutto perché?” “Guardi non credo che si possa parlare di sostituzione etnica, assolutamente, anche senza statistiche alla mano è chiaro che le percentuali non influiscono a tal punto” “Mi pare esagerato dire che diventeremo tutti musulmani, cioè non è che se l’un per cento della popolazione ascolta i neomelodici, siamo tutti fan di Gigi D’Alessio, no?” “La parola invasione è molto fantasiosa, io vedo solo persone disperate che cercano di attraversare il mediterraneo per vivere la propria vita in pace”
  8. Visione completa: cerca di non mettere mai gruppi di persone l’uno contro l’altro. È con la guerra fra i poveri che il padrone si fa ricco. “ Anche io trovo abominevole che non si stia facendo abbastanza per i terremotati ma una cosa non esclude l’altra, io mi immagino una società che tratti con solidarietà tutti i gruppi in difficoltà, anche quelli che vengono da altri paesi “
  9. Mostrare le conseguenze: “Quindi alla fine tu vorresti una società dove ci sono persone di serie A e di serie B, non tutti hanno gli stessi diritti e prima vengono gli italiani, ma non pensi che potrebbe portare a tensione sociale ancora maggiore e poi, dai, si sa che quando lasci che si prendano i diritti degli altri arriva un punto in cui vogliono anche i tuoi” “Se ho capito bene, quindi la tua idea di società perfetta è razzista, lo sai questo? Sai dove porta il razzismo?” “A questo punto credo che lei abbia superato i limiti della libertà di parola con le sue argomentazioni di intolleranza”
  10. Fargli capire che sono quello che non amano definirsi (alcuni): “Quindi alla fine lei è contro l’esistenza di persone omosessuali? Ma lei dopo tutto questo continuerebbe a non volersi definire fascista? Se queste sono le sue idee e ne va fiero allora lei è razzista e dovrebbe ammetterlo” C’è ancora uno stigma sociale su questi termini per fortuna, usiamolo a nostro favore.
  11. Inspirare utopie: “Ma non ti piacerebbe vivere in una società di uguali? Pensa ad una società in cui non bisogna concorrere per un posto di lavoro, avresti comunque questo tipo di preoccupazione?”. Ammetto che questo è molto di parte, ma io sono di parte, trovatevi le vostre diverse utopie.
  12. Ghosting: ricorda che se il livello della conversazione arriva a “Per me possono morire tutti” o cose simili, puoi semplicemente abbandonare la conversazione/ segnalare il post. A volte lasciar perdere è la miglior strategia.

Il materiale è tratto da “Haltung Zeigen! Gesprächsstrategien gegen Rechts“ la cui copertina illustra un gufo sì, ma che prima era una svastica. A Berlino il progetto #PaintBack-Aktion ritrasforma simboli dell’estrema destra in cose decisamente più piacevoli alla vista.

Spero che questa mini-guida vi sia di aiuto, scrivetemi se siete riusciti a sconfiggere il male sul pianerottolo e ricordate sempre:

Meno nazisti, più gufi.

QUESTO BLOG è BISESSUALE: 10 stereotipi da eliminare per farci un grande favore in occasione del Bi Visibility Day

Oggi è il 23 Settembre ed è il Giorno per la visibilità bisessuale, questo blog è bisessuale e per questo era d’obbligo fare un post. In questo articolo vi fornirò solo qualche informazione base sulla salvaguardia dei bisessuali e in maniera abbastanza ironica così anche se è lungo leggete fino in fondo

 Bisessuali vuol dire essere attratti in maniera uguale da uomini e da donne. In-maniera-più o meno-uguale. Ora, la caterva di pregiudizi che si sono susseguiti e ancora imperversano sulla comunità bisessuale ha fatto e fa sì che l’invisibilità sia il nostro grande potere. Quanti amici bisessuali avete? Perché è facile sparare la frase sugli amici gay, ma bisessuali? Fate un conto e scrivetelo nei commenti, chi ne ha di più vince una spillina come quelle sotto che ho comprato qui

Quando stavo cercando di avvicinarmi alla comunità LGBTQ ho trovato materiale B più che altro in lingua inglese, in Erasmus in Inghilterra ho avuto per la prima volta il piacere di baciare un ragazzo che era abbastanza ok nell’ammettere di essere bisessuale e solo a Berlino, finalmente, ho iniziato a dirlo senza problemi a tutti- tranne che agli italiani. Un giorno ho pensato di inserirlo nel discorso mentre stavo parlando con un ragazzo omosessuale italiano e lui mi ha semplicemente detto che non esistono i bisessuali. Uno dei motivi per cui ho deciso di non scrivere il blog in inglese è per avere, fra le altre cose, la possibilità di parlare di bisessualità in italiano, perché non se ne parla abbastanza e con il devastante bigottismo che imperversa nel paese è anche difficile fare informazione a riguardo. Basti dire che la pagina del Bi Visibility Day non esiste in Italiano ma sul nostro suolo è stata organizzata quella meraviglia del Family Day, ad esempio. Quindi eccomi qui con un’audience limitata ma un progetto di propaganda molto preciso. Se dovessi fare la lista di attacchi bifobici ( la Bifobia è la paura di questi esseri mitologici chiamati bisessuali che vogliono trombare ogni cosa vivente e soprattutto te!) che mi sono capitati in questi anni, temo di dover citare meno persone etero che persone omosessuali e credo sia anche per questo che per un periodo ho cercato di rinnegare la mia appartenenza alla comunità LGBTQ. Ora però sono pronta ad urlare cose frocie anche dalla finestra, o sull’Internet. Non so quanti di voi saranno familiari con certe retoriche e stereotipi sui bisessuali, quindi ecco a voi la Lista Contro la Bifobia, aiutatemi a combatterla condividendo questo articolo sulle vostre bacheche o fra di voi, a voce.

  1. Le persone bisessuali non sono fedeli. Allora io in chiesa non ci vado, anche perché la chiesa è solitamente contro questo modo pacifico e libero di vivere la propria sessualità con autodeterminazione, e mi sono anche fatta cancellare l’atto di battesimo. Ma vi posso assicurare che fare le corna a qualcuno non rientra nel mio codice morale e neanche nelle mie capacità sociali.
  2. Le persone bisessuali non possono essere monogame. Cagata pazzesca, se mi concedete il francesismo. Alcuni bisessuali sono in relazioni poliamorose (bada bene che non vuol dire essere infedeli) e probabilmente hanno molto tempo ed energie psichiche; altri, come me, hanno paura anche delle feste e delle chat di gruppo e pensano che i rapporti simbiotici monogami in realtà siano un modello di codipendenza molto sano e che no, non siano espressione del capitalismo.
  3. Se dici di essere bisessuale devi aver provato il sesso con entrambi i sessi. Sì, e poi? Una fettina di… Come se poi fossero tutti lì in vena di dartelo/prenderlo e dartela. Magari ci hai provato e hai fatto cilecca e io voglio che tu sappia che in tal caso sei comunque un onorevole membro della community e anzi, siamo il Valhalla degli sfigati. Oltretutto vorrei sapere come si prova di aver avuto un rapporto in certi contesti se non mostrando foto porno. “Il tribunale bisessuale dichiara queste foto idonee al tesseramento” Perpiacere.
  4. I bisessuali lo fanno per attirare l’attenzione. Cosa? Sesso in camera loro? Ma via.. che poi basterebbe sostituire attenzione con connessione per dare il significato che merita un’azione disperata di ritrovarsi di una comunità invisibile. Naja, come dicono qui, questo è uno degli stereotipi per cui sono stata più zitta a lungo, per non essere l’alternativa-per-forza.
  5. Solo i veri artisti possono dirsi bisessuali. Lo so che questo fa ridere, ma giuro che per liberarsi di un certo misticismo provinciale mi ci è voluto del tempo e conosco gente che non si è ancora disintossicata da queste romantiche fandonie. Che poi chi decide chi è un vero artista? Ci sono bisessuali che lavorano in banca e non hanno mai avuto il minimo impulso creativo, e ci saranno anche artisti che lavorano in banca, non so se la metafora è un po’ contorta adesso…
  6. I bisessuali non esistono. Vi giuro che non sono un robot, e poi anche i robot esistono. Diamo la possibilità di esistere ad un sacco di cose che non sfiorano nemmeno l’essere materiale, diamo una chance anche a questi poveri bisessuali, eh? Smettetela di dirlo, ogni volta che qualcuno lo dice, un bisessuale inizia una terapia nell’isola-che-non-c’è.
  7. I bisessuali sono solo confusi. La regola solitamente è questa: a tutti piace il pipo. Ovvero, se sei un ragazzo che si identifica come bisessuale, sei un gay che ha paura di dirlo; se sei una ragazza, sei solo una che ha molta voglia di esplorare. Che poi, sì, esplorare è bello e dovremmo anche smettere di usarlo come sinonimo di persona confusa. Uno può anche esplorare perché è dannatamente sicuro della propria sessualità.
  8. Si dice pansessuale, oppure vuol dire che non andresti a letto con una persona trans e discrimini anche i non-binari. Qui il dibattito diventa a mio parere troppo inutile per meritare spiegazioni. Il fatto di essere attratti da entrambi è il mio modo di dire tutti, e bisessuale è stata la prima parola che mi ha fatta sentire a casa, pansessuale mi pare la definizione di una persona che si masturba col pane fresco (lo so che pan vuol dire tutto in greco, ma è greco appunto). Se volete chiamarmi pansessuale tuttavia mi va bene uguale. Semplicemente il focus non è sui genitali. I non-binari poi non sono MAI stati esclusi dal gruppo, anzi molti bisessuali sono non binari. E quindi..
  9. I bisessuali hanno tutti un genere non binario. No, sono due discorsi diversi, bisessuale identifica la sessualità, non-binario indica il gender/ il genere. A volte una cosa tira l’altra ma ognuno ha esperienza del mondo diversa e percorsi diversi e bisognerebbe farsi una manciata di cavoli verza propri ogni tanto, anche fra finocchi.
  10. Se sei in una relazione etero sei etero, se sei in una relazione omosessuale sei omosessuale. Last but not least. #stillbisexual è uno degli hashtags più ricorrenti nei matrimoni di persone bisessuali. Il tipo di relazione in cui ti trovi non annulla automaticamente “l’altra metà”, l’altra metà non esiste, tu sei un intero e così lo è la tua esperienza sessuale che si muove sulla scala Kinsey ma che rimane comunque un’unica esperienza. Il cosiddetto “privilegio etero” ovvero il privilegio del non essere discriminati dalla società perchè in relazioni che rispettano l’eteronormativa pur essendo bisessuali è in realtà oltre che un “privilegio” una delle principali cause di depressione ed altre malattie mentali che colpiscono più facilmente individui la cui identità viene annullata. Ci sono pochi studi a riguardo, ma ci sono: qui

Volete saperne di più? Continuate a seguire il blog, mettete un mi piace ad Orgoglio Bisessuale al link che vi ho messo sopra e a Bproud qui, cliccate anche gli altri magnifici hyperlink che sono riuscita ad inserire nel testo. Il libro in foto è un libro del 77 considerato il primo saggio scientifico attendibile sulla bisessualità, la bandiera bisessuale è del 98, siamo nel 2019 e credo ci siamo capiti.

Questo blog è un immigrato

Da quando ho aperto questo blog non solo Youtube mi fa vedere di continuo le pubblicità di Godaddy, Wix e altri magnifici posti virtuali che beneficerebbero dal tuo aprire un blog con loro, ma ho la casella di Posta piena di tutorial di WordPress. In uno di questi c’è scritto di fare un post come questo che sto facendo e mettere l’#bloggingfundamentals. Sì, mi piace la trasparenza. Il post dovrebbe servire a trovare i miei lettori e diventare non solo il CEO del blog ma pure un SEO ed un esperto di marketing. Purtroppo quello che io percepisco è che, alla fine, di quello che scrivo, del livello, frega poco o nulla. L’importante è che visualizzate, raga. Però appunto come diceva Guy Debord il sistema va sovvertito da dentro, quindi eccomi. Il mio lettore modello è più per la semiotica che per il clickbait, è un individuo immigrato nel senso ampio del termine. Credo si possa essere immigrati nei più disparati modi. Per me è facile, perchè sono un’Italiana a Berlino e la seconda informazione che si riceve dalla mia persona, dopo il fatto che sono una donna, a quanto pare, è che non sono autoctona; ma mi sono sentita immigrata in tanti altri modi. Anche se si sa perfettamente la lingua e in realtà non ci si è mai mossi da casa ci si può sentire immigrati, ci si può sentire immigrati nel corpo sbagliato, immigrati perchè ci si è mossi in nuovi campi sconosciuti dove non siamo rappresentati, immigrati perchè qualcuno improvvisamente decide che lo siamo . Vi vorrei benvenutare tutti, qualsiasi sia il vostro tipo di immigrazione e ringraziare perchè se non ci fossero gli immigrati il mondo non andrebbe da nessuna parte. Il mio lettore modello non è un razzista, non è sessista, maschilista, nazionalista, intollerante (Ok latticini e glutine) e sa solo quello che non è. Vi aspetto, al di là delle linee gialle.

E se poi te ne penti? // PresentAzione

Non sono una di quelle persone che si muove molto e sono veramente molto più dedita all’Otium che all’Azione. Muitoevoli significa appunto “I love Otium” al contrario. Nella parola presentazione c’è appunto quel vago sentimento di movimento che già mi mette l’ansia. Orbene, mi preSento: Muitoevoli. Sono di gender femminile da come si evince dalla grammatica italiana, ma sono fortemente contro il binarismo. Sono italiana, come di nuovo avrete e-vinto, però vivo a Berlino dove studio un Master in Scienze Teatrali e lavoro nell’ambito dell’analisi della presenza mediatica ( anche pr questo dovevo per forza aprire un Blog e vedere cosa succedeva, dai). La mia pagina facebook Muitoevoli esiste già da un po’, e si può vedere lì quello che ho combinato fino ad adesso. Scrivo, più che altro, in varie lingue e molto volentieri, prevalentemente poesia e teatro. Mi piacciono i gufi e i bombi ed odio l’odore di banana. Per adesso credo questo basti, ma sappiate che solitamente scrivo molto di più, più politicamente impegnato e a mano. Era l’ora di fare un salto nel moderno prima di morire di riscaldamento globale e non aver provato le gioie della self promotion. Spero di non pentirmene ( e io che volevo solo scrivere). Chiunque voi siate, grazie se state leggendo, ma grazie soprattutto se non siete mia madre.