#queneauchallenge #esercizidistile #animismo #20

ANIMISMO

Quella mattina i pochi raggi di sole di un Agosto berlinese lo svegliarono dolcemente. Era per terra sdraiato da qualche giorno, lui-il marsupio. Circondato da volantini politici con cui condivideva l’origine, si distingueva per il suo brillante color rosa su sfondo nero. Era molto di moda e lo sapeva, di essere più cool di ogni altro oggetto nella stanza. Peccato che non potesse quasi mai essere sfoggiato: date le sue piccole dimensioni, la sua padrona preferiva di gran lunga lo zaino marrone. All’improvviso nella quiete mattutina tutto iniziò a tremare. Il pavimento scricchiola ma non è un terremoto, è quella cretina in camicia da notte che si è messa a ballare. Il marsupio voleva tanto avere un voce e se l’avesse avuta avrebbe urlato “No, stupida idiota, guarda che cosa c’è sotto i tuoi piedi! Stai attenta, mi vedi? Perché non mi hai messo nell’armadio? Oppure portami fuori una benedetta volta, solo io, tu, il cellulare, qualche moneta e un libro di quelli piccoli. Non sarebbe bellissimo? Puoi naturalmente anche portare le cuffie ma ehi! Cosa fa….nooooooooooooooooooooooooooo. Il povero marsupio, tutto ammaccato, adesso si sentiva persino in colpa di averla fatta cadere, la cretina. Gli esseri umani non si scusano mai con gli oggetti, e sbagliano perché prima o poi questi si vendicano con un’ agency imprevista. Il marsupio non sa se in realtà è lui ad essersi fatto lasciare lì per farla inciampare oppure è stata la cretina ad abbandonarlo e poi ad inciamparci. La relazione Ragazza- Marsupio è sempre stata complicata, sin dall’alba dei tempi. C’è un altro umano che borbotta ma il suo raggio d’azione è molto lontano dal marsupio, e solitamente lui inciampa sul contrabbasso. Il marsupio sente dolore ovunque ma la ragazza continua a ballare. I due si salutano, gli u-mani, mentre lui- il marsupio- rimane lì, senza neanche una medaglia al valore per quella guerra quotidiana in solitudine. Vorrebbe coinvolgere qualche foglietto contro il populismo, o i batuffoli di polvere- sempre pronti a sfoderare l’attacco allergico, loro- ma sente che le forze lo stanno abbandonando e dovrebbe riposarsi. La cretina si è messa al pc, dice sempre che non ha tempo per scrivere ma poi in realtà ci sta delle ore, quindi il pericolo dovrebbe essere scampato, si può nuovamente stare tranquilli. E poi se il Marsupio si ricorda giusto, a breve dovrebbe andarsene per la sua seduta settimanale. “Animo, animo! Dovrei ma andarci io, dallo strizzacervelli!” vorrebbe dire il Marsupio ma non può perché non solo non ha voce ma nemmeno un cervello. Però, purtroppo per lui, pur nella sua marginale marsupialità, continua ad esistere.

#queneauchallenge #esercizidistile #negatività #19

NEGATIVITà

Non era sera nè pomeriggio: era mattino. Non presto, ma neanche troppo tardi per la capitale. No, non era a Londra e neanche a Parigi, bensì proprio a Berlino. Non erano due ma solo uno dei soggetti a ballare, di certo non a cantare. L’altro non ballava né cantava, ma si innervosiva. “Non trovo gli spartiti” diceva senza gridare. Il soggetto che non cantava ma ballava, oltretutto cadeva. Ma cosa non stava ascoltando? Non erano gli MGMT e neppure i M83, ascoltava i CCCP! “Oh, no! Che rabbia!”. Era inciampata non su un lego, non su una buccia di banana ma proprio su un marsupio dove non c’era scritto “Stasera faccio la brava” e neanche “You can’t do it” ma “Si vive meglio senza i nazisti” e non in inglese e neppure in italiano: in tedesco. Ad un certo punto ma non all’improvviso, è la porta e non la finestra a sbattere. Non la donna ma l’uomo se ne è andato, dopo aver preso a calci la stampante nonché la sedia. La donna, e non l’uomo, rimane a pensare ed ha una serie di pensieri non positivi. “Non dovrei perdere tempo così, non dovrei poi lamentarmi”. Non sono avvenimenti specifici, ma il nulla a farla incazzare. Neanche i mi piace di sua madre e i commenti della psicologa sembrano mitigare il negazionismo del quotidiano. “Non dovrei non fare sport e non aprire un blog”

QUESTO BLOG è BISESSUALE: 10 stereotipi da eliminare per farci un grande favore in occasione del Bi Visibility Day

Oggi è il 23 Settembre ed è il Giorno per la visibilità bisessuale, questo blog è bisessuale e per questo era d’obbligo fare un post. In questo articolo vi fornirò solo qualche informazione base sulla salvaguardia dei bisessuali e in maniera abbastanza ironica così anche se è lungo leggete fino in fondo

 Bisessuali vuol dire essere attratti in maniera uguale da uomini e da donne. In-maniera-più o meno-uguale. Ora, la caterva di pregiudizi che si sono susseguiti e ancora imperversano sulla comunità bisessuale ha fatto e fa sì che l’invisibilità sia il nostro grande potere. Quanti amici bisessuali avete? Perché è facile sparare la frase sugli amici gay, ma bisessuali? Fate un conto e scrivetelo nei commenti, chi ne ha di più vince una spillina come quelle sotto che ho comprato qui

Quando stavo cercando di avvicinarmi alla comunità LGBTQ ho trovato materiale B più che altro in lingua inglese, in Erasmus in Inghilterra ho avuto per la prima volta il piacere di baciare un ragazzo che era abbastanza ok nell’ammettere di essere bisessuale e solo a Berlino, finalmente, ho iniziato a dirlo senza problemi a tutti- tranne che agli italiani. Un giorno ho pensato di inserirlo nel discorso mentre stavo parlando con un ragazzo omosessuale italiano e lui mi ha semplicemente detto che non esistono i bisessuali. Uno dei motivi per cui ho deciso di non scrivere il blog in inglese è per avere, fra le altre cose, la possibilità di parlare di bisessualità in italiano, perché non se ne parla abbastanza e con il devastante bigottismo che imperversa nel paese è anche difficile fare informazione a riguardo. Basti dire che la pagina del Bi Visibility Day non esiste in Italiano ma sul nostro suolo è stata organizzata quella meraviglia del Family Day, ad esempio. Quindi eccomi qui con un’audience limitata ma un progetto di propaganda molto preciso. Se dovessi fare la lista di attacchi bifobici ( la Bifobia è la paura di questi esseri mitologici chiamati bisessuali che vogliono trombare ogni cosa vivente e soprattutto te!) che mi sono capitati in questi anni, temo di dover citare meno persone etero che persone omosessuali e credo sia anche per questo che per un periodo ho cercato di rinnegare la mia appartenenza alla comunità LGBTQ. Ora però sono pronta ad urlare cose frocie anche dalla finestra, o sull’Internet. Non so quanti di voi saranno familiari con certe retoriche e stereotipi sui bisessuali, quindi ecco a voi la Lista Contro la Bifobia, aiutatemi a combatterla condividendo questo articolo sulle vostre bacheche o fra di voi, a voce.

  1. Le persone bisessuali non sono fedeli. Allora io in chiesa non ci vado, anche perché la chiesa è solitamente contro questo modo pacifico e libero di vivere la propria sessualità con autodeterminazione, e mi sono anche fatta cancellare l’atto di battesimo. Ma vi posso assicurare che fare le corna a qualcuno non rientra nel mio codice morale e neanche nelle mie capacità sociali.
  2. Le persone bisessuali non possono essere monogame. Cagata pazzesca, se mi concedete il francesismo. Alcuni bisessuali sono in relazioni poliamorose (bada bene che non vuol dire essere infedeli) e probabilmente hanno molto tempo ed energie psichiche; altri, come me, hanno paura anche delle feste e delle chat di gruppo e pensano che i rapporti simbiotici monogami in realtà siano un modello di codipendenza molto sano e che no, non siano espressione del capitalismo.
  3. Se dici di essere bisessuale devi aver provato il sesso con entrambi i sessi. Sì, e poi? Una fettina di… Come se poi fossero tutti lì in vena di dartelo/prenderlo e dartela. Magari ci hai provato e hai fatto cilecca e io voglio che tu sappia che in tal caso sei comunque un onorevole membro della community e anzi, siamo il Valhalla degli sfigati. Oltretutto vorrei sapere come si prova di aver avuto un rapporto in certi contesti se non mostrando foto porno. “Il tribunale bisessuale dichiara queste foto idonee al tesseramento” Perpiacere.
  4. I bisessuali lo fanno per attirare l’attenzione. Cosa? Sesso in camera loro? Ma via.. che poi basterebbe sostituire attenzione con connessione per dare il significato che merita un’azione disperata di ritrovarsi di una comunità invisibile. Naja, come dicono qui, questo è uno degli stereotipi per cui sono stata più zitta a lungo, per non essere l’alternativa-per-forza.
  5. Solo i veri artisti possono dirsi bisessuali. Lo so che questo fa ridere, ma giuro che per liberarsi di un certo misticismo provinciale mi ci è voluto del tempo e conosco gente che non si è ancora disintossicata da queste romantiche fandonie. Che poi chi decide chi è un vero artista? Ci sono bisessuali che lavorano in banca e non hanno mai avuto il minimo impulso creativo, e ci saranno anche artisti che lavorano in banca, non so se la metafora è un po’ contorta adesso…
  6. I bisessuali non esistono. Vi giuro che non sono un robot, e poi anche i robot esistono. Diamo la possibilità di esistere ad un sacco di cose che non sfiorano nemmeno l’essere materiale, diamo una chance anche a questi poveri bisessuali, eh? Smettetela di dirlo, ogni volta che qualcuno lo dice, un bisessuale inizia una terapia nell’isola-che-non-c’è.
  7. I bisessuali sono solo confusi. La regola solitamente è questa: a tutti piace il pipo. Ovvero, se sei un ragazzo che si identifica come bisessuale, sei un gay che ha paura di dirlo; se sei una ragazza, sei solo una che ha molta voglia di esplorare. Che poi, sì, esplorare è bello e dovremmo anche smettere di usarlo come sinonimo di persona confusa. Uno può anche esplorare perché è dannatamente sicuro della propria sessualità.
  8. Si dice pansessuale, oppure vuol dire che non andresti a letto con una persona trans e discrimini anche i non-binari. Qui il dibattito diventa a mio parere troppo inutile per meritare spiegazioni. Il fatto di essere attratti da entrambi è il mio modo di dire tutti, e bisessuale è stata la prima parola che mi ha fatta sentire a casa, pansessuale mi pare la definizione di una persona che si masturba col pane fresco (lo so che pan vuol dire tutto in greco, ma è greco appunto). Se volete chiamarmi pansessuale tuttavia mi va bene uguale. Semplicemente il focus non è sui genitali. I non-binari poi non sono MAI stati esclusi dal gruppo, anzi molti bisessuali sono non binari. E quindi..
  9. I bisessuali hanno tutti un genere non binario. No, sono due discorsi diversi, bisessuale identifica la sessualità, non-binario indica il gender/ il genere. A volte una cosa tira l’altra ma ognuno ha esperienza del mondo diversa e percorsi diversi e bisognerebbe farsi una manciata di cavoli verza propri ogni tanto, anche fra finocchi.
  10. Se sei in una relazione etero sei etero, se sei in una relazione omosessuale sei omosessuale. Last but not least. #stillbisexual è uno degli hashtags più ricorrenti nei matrimoni di persone bisessuali. Il tipo di relazione in cui ti trovi non annulla automaticamente “l’altra metà”, l’altra metà non esiste, tu sei un intero e così lo è la tua esperienza sessuale che si muove sulla scala Kinsey ma che rimane comunque un’unica esperienza. Il cosiddetto “privilegio etero” ovvero il privilegio del non essere discriminati dalla società perchè in relazioni che rispettano l’eteronormativa pur essendo bisessuali è in realtà oltre che un “privilegio” una delle principali cause di depressione ed altre malattie mentali che colpiscono più facilmente individui la cui identità viene annullata. Ci sono pochi studi a riguardo, ma ci sono: qui

Volete saperne di più? Continuate a seguire il blog, mettete un mi piace ad Orgoglio Bisessuale al link che vi ho messo sopra e a Bproud qui, cliccate anche gli altri magnifici hyperlink che sono riuscita ad inserire nel testo. Il libro in foto è un libro del 77 considerato il primo saggio scientifico attendibile sulla bisessualità, la bandiera bisessuale è del 98, siamo nel 2019 e credo ci siamo capiti.

#queneauchallenge #esercizidistile #parolecomposte #18

PAROLE COMPOSTE

In un berlingrigio primomattino un danzabarcollante essereononessere quietascoltava i CCCP in uno studiosalotto. Noncheneltempo si ruzzolosbellicò sopra un marsupial-politico oggetto nerorosa. Patapumpeteahahah. Esplosorrisi di zeitgeisticazzesca memoria. A guardarlo con frettapprensione un altro essereononessere di maggioralta dimensionstazza. Stava cercandurlando di frettastampare alcuni spartitristi. Poidiche si sente sbattervolare la ciaoporta e solo un essereononessere a starrimanere. L’E.O.N.E rimugindeprimendo le mancascrezioni del pensarscrivere, si immagischiaccia dei raccontastrazi per la psicologorroica memorta dove solasolitamente va. Maperò mammamorbidamente sente sollevapprezzamenti.

#queneauchallenge #esercizidistile #svolgimento #17

SVOLGIMENTO

Tema: Cosa ho fatto ieri

Oggi la signora Maestra ci ha detto di scrivere dei pensierini su cosa abbiamo fatto ieri.  Ieri mi sono alzata un pochino prima della sveglia. Mi alzo tutti i giorni alle otto, faccio colazione, mi vesto e vado a lavoro o a scuola. Dove lavoro imparo molte cose su come i ricchi si facciano pubblicità col computer, mentre a scuola parliamo spesso di teatro. Ieri però non dovevo fare nulla, quindi mi sono alzata con calma e ho fatto colazione e poi ho ascoltato delle canzoni. Mi piace ballare in salotto. Ieri dovevo anche mettere in ordine ma non l’ho fatto e sono rimasti per terra un sacco di fogliettini politici. Mentre ballavo sono caduta a terra. Per terra c’era anche un marsupio che mi hanno regalato, e io non l’avevo visto. Dopo essere inciampata, mi accorgo che il signore con cui abito è molto nervoso. Il signore deve stampare dei fogli. Gli chiedo per cosa e lui dice che è di fretta e deve andare alle prove. Dopo poco se ne va di corsa. Io ho acceso il computer e ho visto che mia mamma aveva commentato una cosa su internet che avevo scritto io. Ero molto felice, ma mi dispiaceva anche che non c’era il sole (c’è sempre poco sole qui a Berlino mentre a casa in Italia c’è quasi sempre) e non avevo molto tempo per scrivere. Mi piace molto scrivere. Ieri dovevo anche andare a fare la terapia, dove parlo dei miei problemi e di come mi sento e di come si sente l’Inneres Kind, che è il bambino piccolino che abita dentro di me . A volte mi piace, a volte no. Ieri la terapia mi ha fatta sentire meno triste. Siccome era Agosto e non c’è scuola forse mi sento più triste, non vedo l’ora che ricominci la scuola.

La morale di questo tema è che bisogna sempre mettere in ordine le cose altrimenti si cade.

#queneauchallenge #esercizidistile #altroaspettosoggettivo #16

ALTRO ASPETTO SOGGETTIVO

Oh no, è una di quelle mattine in cui non riesco ad avere pensieri felici. Si offuscano, fra gli incubi che ho avuto di notte e le musiche che riescono a rivangare ogni mio errore, ogni mia indulgenza, tutte le volte in cui non mi sono piaciuta. Il quotidiano diviene una catastrofe ma devo fare finta di stare bene, devo andare anche dallo psicologo e riuscire a fare altre tremila cose. Ma sono un individuo molto funzionale non ho bisogno di essere felice per essere produttiva. Mi concentro e cerco di dimenticarmi gli incubi, ma è come cercare di non pensare all’elefante rosa. L’elefante è lì e cerca di schiacciarmi. Cado a terra, inciampando su un marsupio, circondata dai volantini di una battaglia che stiamo perdendo, ma tanto l’umanità è un concetto blasfemo in sé. In cosa credo? Nel niente, nell’inciampare su personalità che vorrei fossero le mie, o forse lo sono, e l’autenticità non esiste. “Quando le è venuto l’ultimo attacco depressivo, Frau Rugai?”. Ma io non sono mica triste, sono solo stanca. Vorrei che il cervello si spegnesse e comincio a non riuscire neanche più ad ascoltare questa canzone dei CCCP. Sono ridicola, e me lo ripeto guardandomi allo specchio. Luca è sempre di fretta, e io mi sento abbandonata. Se ne va, mi bacia ma non sento nulla perché non ci sono. Se ne va, ma non riuscivo a sentirlo neanche prima, quando sto così metto in dubbio ogni cosa.  C’è polvere ovunque perché non pulisco, non so se è perché non ho tempo o per masochismo, per vendetta. La polvere è perfetta per descrivere questi momenti, non vedo l’ora che passi, che cominci ad avere la possibilità di reagire logicamente a quello che viene definito il mondo reale. Quello che è più reale è il mio voler scomparire, no, no, morire è troppo attivo. Io riesco solo a muovermi in formule passive, come la polvere, che si accatasta, si nasconde, ti fa starnutire. Come la polvere che nessuno sa come si è formata. Ma lo so che ora mi passa. Mia madre ha messo mi piace ad una mia cosa e io mi sento cattiva. Potrei stancarmi fino a cadere addormentata, e sperare di svegliarmi con un altro aspetto soggettivo e voglia di fare colazione.

#queneauchallenge #esercizidistile #aspettosoggettivo #15

ASPETTO SOGGETTIVO

Mentre ballavo ero di una felicità inaudita, quella mattina. Quelle volte in cui non ti importa se ci sia il sole fuori, può anche piovere per sempre perché tu hai il sole dentro, e brucia, euforicamente, senza senso. Mi scateno seguendo- solo quando voglio- la musica e il mio corpo sembra momentaneamente distaccarsi dal mio cervello. Non vedo l’ora di parlare con la mia terapista di come sto bene oggi! Mentre vaneggio sulla possibilità reale della felicità, inciampo su un bel ricordo. È nero e rosa, un marsupio di quelli che ora vanno tanto di moda, e a me lo hanno dato gratis! Mi ricordo l’erba che sapeva di infanzia, con tutti quei bambini che correvano con gli angoli della bocca sporchi di muffin. C’era qualche amaca ed era bello stare seduti al banchetto con gli attivisti, circondati da una bella atmosfera di solidarietà. C’era speranza. Il banchetto coi marsupi mi aveva regalato anche un poster e una caterva di adesivi e volantini che ancora ricoprivano come un tappeto di foglie in autunno il mio salotto. Stava finendo l’estate e Luca, come al solito, era in ritardo. Mi fa un sacco ridere vederlo mentre corre indaffarato, il compositore senza la percezione del tempo, il mio bianconiglio del quotidiano. Gli sorrido e lui mi da un bacino sulla punta del naso che mi riempie di quella sensazione che hanno i bombi quando vibrano e cercano di impollinare un fiore e fanno un casino della madonna. Poi se ne va e io rimango a volteggiare in quel mix di follia che blocca la produttività, quella follia che può solo portare da un’ idea all’altra, che scavalca le noiose organizzazioni mentali e fa perdere tutti gli autobus, uno dopo l’altro, ma nessun treno. Quella follia che dura poco ma allarga la vita, quel sentirsi come nell’arte, fini a se stessi. Lascio che youtube dai CCCP vada a finire dove vuole, non mi importa, sono pronta anche per ricordare il liceo, per risentire gli anni novanta e per guardarmi al di là dello specchio.

#queneauchallenge #esercizidistile #precisazioni #14

PRECISAZIONI

20 minuti e 34 secondi prima del suono della sveglia, l’individuo alto 157 centimetri e di peso 40 Kili si alza di colpo dal letto, un matrimoniale di Ikea misura 140x200x12 con materasso con fodera antiacaro e doghe in legno. L’individuo prende in mano le cuffie malfunzionanti e inizia ad ascoltare i CCCP-Fedeli alla linea, band formatasi a Berlino nel 1982, con un volume molto alto superiore ai 78 db consigliati dagli esperti. Il suo corpo si muove a tempo di musica, indossa la camicia da notte di Mafalda con sopra scritto “Oggi sono tremenda” e canticchia: “Non studio, non lavoro, non guardo la tv”. In realtà fa molto delle prime due cose, ed ha Netflix che comunque conta. Il salotto è molto ampio ma nonostante la disponibilità di spazio, la ragazza- perché trattasi di un individuo dotato di vagina e quindi secondo la consuetudine definito così- è riuscita a spargere i volantini ovunque. I volantini sono grandi come metà A4 e ce ne sono di vari tipi. Uno è un piccolo libro che spiega come parlare con i razzisti, poi ci sono parecchi adesivi per coprire le svastiche che si trovano sui muri e segnalare che prima lì sotto c’erano cose anticostituzionali. Questi si trovano più che altro sotto il tavolo, accanto ad alcune foglie morte e le fotocopie dell’esame di “Rappresentazione dell’Interculturalità nel teatro” con sottolineature arancioni e giallo fosforesecente. Più vicino al divano, lungo due metri, sfondato, e di colore rosso, ci sono i volantini delle NGO che cercano di salvare i migranti in mare che cercano di raggiungere le coste europee. Ci sono un contrabbasso, un pianoforte elettrico, due tavoli di legno e una grande libreria. La ragazza inciampa sopra un marsupio che si trova fra uno dei tavoli di legno e il divano. Il marsupio è nero con la scritta viola che in tedesco dice: “Si vive meglio senza i nazisti”. Proviene dallo stesso banchetto dal quale provengono i volantini: un festival per fare informazione contro le estreme destre che stanno spopolando nel Sachsen e nel Brandeburgo. La ragazza ci aveva passato una giornata intera e si era molto divertita, ma poi le elezioni erano andate come erano andate. Mentre la ragazza si riprende, un individuo di un metro e ottanta, di sesso maschile, con i capelli molto lunghi, impreca contro la stampante marca Brother HL-L2340DW. Sta ancora indossando il pigiama ma dice di essere molto di fretta “Fra venti minuti dovrei già essere alle prove”. Sta aspettando che la stampante sputi fuori i tre A4 che gli servono per fuggire. Non appena i suoi desideri vengono esauriti, corre via sbattendo la porta di legno senza serratura blindata. La ragazza si ritrova sola e  si mette sulla scrivania di legno a scrivere sul suo portatile comprato da poco. Vuole scrivere ma prima deve fare chiarezza sui suoi sentimenti e fare gli esercizi per la cervicale. Si sente in un equilibrio perfetto fra il triste e l’apatico e non riesce a delineare i suoi progetti. Vuole chiamare sua madre per ringraziarla dei mi piace che nessun altro le ha messo all’ultimo post su Facebook delle 18.10, ma dovrebbe prima chiamare la Vodafone per fare la consueta mastodontica ricarica di 15 euro al mese (perché ha superato il traffico in roaming consentito nel paese ospite e il contratto è italiano). Dovrebbe anche aprire un blog e iniziare a lavorare sulla sua presenza mediatica, visto che per lavoro si occupa di analizzare quella degli altri, codificandola con quasi inutili precisazioni numeriche. Ma di lì a poco, circa 50 minuti, deve presentarsi dalla sua terapista per fare un altro tipo di analisi. Guarda le mura arancioni e comincia a fare noiosi pensieri organizzativi, poi si veste e se ne va nell’agosto Berlinese del 2019.

#queneauchallenge #esercizidistile #esitazioni #13

ESITAZIONI

Qualcosa si sta muovendo, una figura danzante: una stella, una ragazza o un gufo? Forse….un soggetto migrante. Si trova in una specie di salotto e a terra ci sono dei fogli, volantini o bollette. Direi che il salotto è arancione ma qualcun altro potrebbe anche dire rosso, tipo un daltonico, o un politico anche. Ma chi era che lo diceva? Non importa. C’è un’altra figura i cui contorni sono sfocati, esita, deve essere molto arrabbiato o di fretta, o molto di fretta, o sia di fretta che arrabbiato ma in maniera modica. È più alto della prima figura- molto più alto- ma non vestito meglio: è un pijama, quello? Si agita intorno a un forno….un televisore…no: una stampante! Quello che ha stampato deve essere qualcosa di importante: buste paga? Spartiti? Un nuovo manifesto politico? La prima figura inciampa in quello che -sicuramente se lo dico non lo è- pare un marsupio. Ma sì! È un marsupio ( o sono due?) con scritto qualcosa contro il nazismo, o il fascismo, o l’ignoranza, o la gente che inizia con l’occupare un posto in metro con il proprio zaino e poi….poi si sa dove va a parare a livello politico. Sembrerebbe che una delle figure se ne sia andata, ha sbattuto quella che pareva una porta ma poteva anche essere un cancello. Chissà dove se ne scappa: al lavoro, a formare un nuovo governo o forse a fare delle prove con la vecchia band. L’altra figura solitaria pare alquanto sinistra adesso, o forse solo stanca e triste, o entrambe. Sta pensando che deve dire qualcosa, anche urlarlo, ma non sa come fare. A chi lo deve dire? Uhm, presumo a sua madre, o alla sua terapista- no, a se stessa. Allora si mette a scrivere al computer…..o sta solo pulendo la tastiera?

#queneauchallenge #esercizidistile #logo-rallye #12

LOGO-RALLYE (Istruzioni: inserire nel racconto le parole dote, baionetta, nemico, cappella, atmosfera, Bastiglia, lettera)

L’atmosfera è la solita tendente all’arancione. Sto ballando ma non è la mia dote, ecco, io so fare a scrivere, quello sì, ma il movimento mi è nemico. Tuttavia mi sono svegliata con la forza di prendermi la Bastiglia. Inciampo su alcuni volantini per terra, e sul marsupio che mi hanno regalato durante l’ultimo banchetto contro i populismi di destra e le politiche che fanno morire la gente in mare per mancate capacità organizzative. Perché poi il succo è quello. L’emergenza umanitaria è solo una mancata re-organizzazione, mancata per una serie di tornaconti che non sono neanche ideologici, bensì pure rivendicazioni psicologiche di gente che al potere non ci sarebbe mai dovuta arrivare, ma sarebbe dovuta rimanere a fare le gare a chi ce l’ha più grosso. E stiamo lì con Facebook a fare gli eventi, un sacco di artistico attivismo, ma il popolo non si sa più chi è. Abbiamo un po’ perso certe capacità organizzative, credo, in generale, come abbiamo perso quelle di orientamento perché tanto c’è google maps. Io penso a cose tipo la Bastiglia, mentre Luca cerca di stampare all’ultimo i fogli per le prove e se ne va, penso a come sarebbe una presa della Bastiglia ora qui, ad Agosto a Berlino. Io come minimo non arriverei in tempo sul posto, nonostante il link diretto sull’evento Facebook. “Ah ma ci sono di nuovo i lavori sulla U6, allora niente rivoluzione”. Ma come hanno fatto in Francia a riunire così tanta gente nel 1789 senza Internet? Che poi non era Agosto ma Luglio, ma comunque fa caldo e la gente non va agli eventi politici neanche se ha messo “Parteciperò”. Abbiamo perso un sacco di cose, in questo progresso, ma non la voglia di lasciar morire la gente a caso per pretesti neocoloniali che “no, ma io non sono razzista, non c’entra nulla, è che andrebbero aiutati a casa loro”. Quando la gente dice così sento l’ansia che sale come se mi puntassero una baionetta contro, come quando aumenta l’affitto perché sì, perché si può fare anche se la casa è la stessa e anzi, ti si sono rotte due prese in salotto. Infatti i CCCP li sto ascoltando con le cuffie, e non lo so più dove è casa mia. Quando mando una lettera al mio indirizzo italiano, per far arrivare qualcosa alla mia famiglia, continuo a pensare che sia casa mia. La casa sono le persone e poi si muore. Non c’è tanto tempo per stare a dire e fare nazioni e confini. Dovremmo piacerci di più a priori, come una madre che lika i post della figlia che vorrebbe diventare una scrittrice senza leggerli prima. Ripeto queste cose anche alla mia psicologa ogni Martedì, in salsa diversa, con una serie di esercizi di stile che però in tedesco mi vengono peggio. La terapia è un po’ la versione atea della confessione, il suo studio è una cappella di ascolto, una chiesa con panche più comode e un concept migliore.