#queneauchallenge #esercizidistile #horror #34

HORROR

Proprio quando sembra una mattina come le altre, c’è qualcosa che non va. La ragazza si alzò con una strana sensazione, come se dentro di lei qualcosa volesse uscire, emergere e vendicarsi. Le sue braccia tiravano verso l’alto e qualcuno dal fuori avrebbe potuto dire che stava ballando. Era un agosto grigio e afoso a Berlino. La testa le girava grave e non aveva completo controllo del suo corpo. Era intrappolata in una danza continua, monotona e ripetitiva. Cercò di raggiungere il salotto ed ebbe un déjà-vu. Ma non si era già svegliata ed era già andata nel salotto? Dove era la musica? Sentiva un pianoforte in lontananza, ma il suo ragazzo non era al piano. Sussurri muovevano le sue gambe. Cosa aveva ascoltato per l’ultima volta? Quella sensazione le stava comunicando che quella sarebbe davvero stata l’ultima volta, un’ultima infinita volta. Voleva prendere il cellulare, mettere i CCCP o qualsiasi cosa la potesse calmare. Voleva che qualcuno la salvasse. Il suo ragazzo era nell’altra stanza, stava stampando qualcosa sbuffando, mentre lei era in preda a questa macabra danza. Cercò di urlare ma scoprì di non poter produrre suoni. Era come guardare il suo corpo muoversi tirato da invisibili fili. Il cuore da burattino palpitava sempre di più, una sensazione di morte si stava impadronendo di lei, era troppo stanca per continuare ma il suo corpo non la finiva. Il ragazzo nel frattempo se ne era andato di fretta. Si sentì cadere e si ritrovò a  terra con la faccia su un marsupio. “Si vive meglio senza i nazisti” riusciva a leggere, scritto in rosa. Era pieno di vecchi volantini e polvere. A terra, i suoi occhi si fecero brucenti. Non poteva essere tutto vero. Aveva riacquisito il controllo sulle mani, cercò di coprirsi gli occhi e una sensazione di nausea la investì. Tornò a sentire le gambe ma scoprì di non avere abbastanza energie per rialzarsi. Era tutta un tremito. Riaprì gli occhi e osservò i suoi palmi: erano coperti di sangue. L’orologio del salotto indicava ancora le sette e mezza, la lancetta dei secondi era irremovibile. Iniziò a strisciare a pugni chiusi verso la porta del corridoio ma si fermò non appena sentì qualcun altro strisciare sopra la sua testa. “Solo un disturbo paranoico, solo una proiezione, io sono al sicuro, io sono abbastanza, io sono forte e resistente”. La botola della soffitta si aprì di colpo. “Io sono al sicuro” si sarebbe continuata a ripetere la ragazza se non fosse stata investita da un rumore assordante di porte che sbattono. Ma le porte erano tutte chiuse. Tentò di alzarsi invano. “Solo una proiezione”. Il suono del carillon con la musica di Pinocchio, lo aveva ancora? I suoi pensieri si fecero un tremolo di violino. Di nuovo quella voglia di danzare. Si sentì rialzarsi di colpo. Le mani ancora piene di sangue avevano gocciolato per tutto il corridoio. Doveva vomitare. C’era qualcosa dentro di lei, dentro casa sua. Qualcuno stava di nuovo suonando il pianoforte. Un tonfo, e poi una mano di donna si fece largo dalla botola. “Forse sto solo scrivendo tutto”. Il panico la fece correre verso il salotto, voleva chiamare sua madre ma…. le sue caviglie vennero bloccate da qualcosa di viscido e appiccicoso. Addio.

Qualche ora dopo il cellulare squillò ripetutamente, la sua terapista era preoccupata perché non si era presentata all’appuntamento. Nello stesso istante il suo cadavere, completamente intatto, sorrideva beffardo di quel sorriso di cui si muore, da soli, in casa propria. Nessuna traccia di sangue o colluttazione e qualcuno avrebbe persino potuto dire che le mani della salma profumavano ancora di vaniglia e miele. L’unica cosa strana era un piccolo ragno che stava uscendo dalla narice destra.

#queneauchallenge #esercizidistile #passatoremoto #33

PASSATO REMOTO

Si alzò, si stiracchiò e iniziò a ballare. Ascoltò e riascoltò i CCCP e nel frattempo sorrise ad una mattinata di sole tedesca. La scrittrice la fece poi inciampare, con quel controllo remoto della realtà che unici gli esseri scriventi ebbero sugli esseri scritti. Nell’altra stanza si sentì un grido di rabbia. Un ragazzo non fece funzionare il collegamento fra il wifi e la stampante e quella non stampò. Come in un telefono senza fili i due si salutarono, bambinescamente senza sentirsi. D’un tratto si trovò sola, l’essere scritto, con un marsupio e qualche volantino. Si incupì, si rattristò, e non capì bene il perché. Qualcuno scrisse sul marsupio ove inciampò: “Si visse meglio senza i nazisti”. La solitudine la prelevò e la portò con sé, molto indietro e senza la remota possibilità di salvarsi. A quel punto anche la scrittrice si sentì chiamata in causa ed entrambe si lacerarono nel tentativo di dividersi. “Fummo connesse, alla nascita”. La madre mise mi piace, nuovamente, ad un post; le due si sentirono sopraffatte da quel sentimento di governo dall’alto e immigrazione. Ma il sole splendette e splendè senza tregua. La ragazza che cadde, desunse e si dispiacque di non riuscire nella solitudine. “Mi sentii interconnessa ma senza il controllo della situazione” descrisse in terapia ore dopo. “Non è che non volli scrivere, è che non valsi abbastanza a me stessa”. Berlino tacque ma non l’assolse.

#queneauchallenge #esercizidistile #presente #32

PRESENTE

Si sveglia, si stiracchia, guarda davanti a sé ed inizia a ballare. Danza, danza, danza, la ragazza danza nella realtà fino al salotto. È mattino, è Agosto, è a Berlino. La ragazza si sente presente, fra gli oggetti della casa. Grounding. Tocca la parete ruvida del muro, la maniglia fredda della porta, il leggero tessuto del pigiama e, sotto, il suo corpo caldo. Delinea le curve che trova e poi si spettina i capelli, li porta verso l’alto e li fa scorrere fra le dita. Grounding. Qui e ora. Prende il cellulare e si mette ad ascoltare i CCCP. L’odore è di chiuso e di resina. I suoni del traffico sono molto lontani, solo un ticchettio dalla stanza adiacente. Balla, balla, balla, nel mezzo del divano, morbido fino ai ¾, del severo tavolo in legno, del mare di volantini e poi, nell’estasi, in quel completo esserci inciampa. Un marsupio nero con una scritta “Si vive meglio senza i nazisti”. È lo Zeitgeist che si diverte a fare gli sgambetti. “Maledizione!” urla l’altro che nell’altra stanza vuole stampare dei fogli. La stampante non funziona. Volano ancora più fogli e poi sbatte la porta. Quando l’altro se ne va di fretta, il presente la finisce di ballare e inizia a soffocare. La soffice moquette non è più un nido e l’abbandono è l’unica opzione. La solitudine da marsupio non si cura della fievole luce che viene dalla finestra, perché è tutta dentro la testa. Lontana dal materiale, la ragazza che non balla più, si avvicina al pc e inizia a scrivere. Non è più presente, ma si annulla in un corpo leggero dal collo rigido, si sente come in macchina nei lunghi viaggi. “Ci dobbiamo fermare?” le chiede la madre, dopo la seconda curva. La stessa madre che le mette i mi piace agli articoli da lontano. La ragazza sparisce lentamente, nei suoi pensieri e poi su un bus. Del presente rimane solo un pijama, gli ultimi oggetti sulla scrivania, gli appunti sul calendario, la tazza mezza piena, i documenti, la carta del cioccolato. La più grande menzogna è che il dasein si può gestire come una semplice allergia alla definizione- la ragazza-l’immigrata-l’italiana-la donna-la fidanzata-la studentessa- la figlia- la scrittrice-la bambina- quando in realtà un soggetto è continuamente costretto a rendersi estero per sopravvivere. E chi decide la gerarchia di questi spostamenti aleatori?  Come i volantini che si spostano senza che ci sia vento nel salotto. L’altro? “Come si sente, adesso?” Presente non vuol dire contemporaneo.

TERRENO FERTILE ovvero riflessioni del 27 Gennaio 2020 di un’immigrata italiana a Berlino

 Cosa vuol dire per te celebrare il 27 Gennaio a Berlino? Il Giorno della Memoria qui è molto più blando che in Italia. Questo non avviene perché i tedeschi si siano dimenticati l’Olocausto, ma per l’esatto contrario: il passato è compagno del presente e per questa ragione scegliere un giorno arbitrario è quasi futile. C’è, ma quello che c’è molto di più e si sente ancora, è il senso di colpa di intere generazioni, un senso di colpa storico che permea anche da certe posizioni della sinistra in politica, che sgocciola dai monumenti in centro, che si solidifica in un politically correct in ambiente accademico che a volte sfiora il ridicolo. I tedeschi non hanno bisogno del Giorno della memoria, se lo ricordano ugualmente senza dettagli atroci su Facebook il 27 Gennaio. Io vedo una costante paura del ripetersi, un collettivo ricordarsi, e questo, per quanto abbia indubbiamente distrutto l’identità nazional-psicologica di coloro che sono nati o cresciuti dopo, quando i crimini cominciavano a venire puniti dalla legge, questo costante malessere storico è un bene.

 Non mentiamoci: se dici Italia pensi Pizza, se dici Germania pensi Hitler. I primi mesi che vivevo a Berlino mi spaventavo tutte le volte che mi trovavo sulla metro, imbottigliata nel pendolarismo mattutino, e un altoparlante urlava qualcosa in un tedesco che ancora non capivo. “Stare attenti alle porte” si traduceva in “Ti abbiamo trovata” dentro la mia testa. Su questo ci sarebbe da dire che i nazisti anche nei film doppiati li lasciano quasi sempre urlare in tedesco coi sottotitoli, e quindi persino la lingua tedesca finiamo per associarla all’Olocausto, noi Italiani. Comunque, questo continuo essere ricordati è la cosa che, stranamente, mi fa sentire più al sicuro.

Per quanto l’AfD (Alternative für Deutschland, il partito populista di estrema destra, paragonabile alla Lega) stia ottenendo sempre più voti nella ex DDR e persino nella metropolitana Berlino, e questo sia allarmante, ho anche sentito dire il sindaco di Berlino che in realtà non dovrebbero neanche avere il diritto di sedersi in parlamento e ho letto di numerosi casi di boicottaggio durante le loro più grandi riunioni di partito. Una loro manifestazione è stata bloccata da un corteo queer con musica Techno nel 2019, e tantissimi bar avevano l’adesivo con scritto “No party for Nazi” o qualcosa di simile. Ho visto gruppi di neonazisti sfoggiare in grande pompa un cartellone con su scritto “Noi non ci pentiamo di nulla”, e mostrare il culo, in senso letterale, e mi sono anche trovata un simpatico nazista di quartiere sul pianerottolo a distribuire volantini, ma di manifestazioni per i diritti delle donne, i diritti umani, i diritti civili della comunità Lgbtq+ ( Non dimentichiamoci che nei campi ci finirono ebrei, comunisti, asociali, disabili e omosessuali)… ce ne sono state molte di più, senza bisogno di ricorrere alle statistiche. Potrei azzardarmi a dire che, per quanto il governo tedesco abbia notevoli problemi con il terrorismo di matrice nazista (Omicidio Lübcke, politico del partito di Angela Merkel), certe idee non vengono viste come “eh ma la libertà di espressione”, il problema c’è ed è grosso ma l’intolleranza non coinvolge la maggioranza della popolazione.

 Noi abbiamo invece non solo lasciato sfilare tranquillamente i gruppi neofascisti, ma li abbiamo addirittura protetti con la Polizia. Ok, alla fine abbiamo le Sardine- movimento criticabile ma tutto sommato positivo- ma prima che arrivassero ci sono stati scandali come negazionisti nei consigli comunali (Ma la legge Scelba, scusate?), abbiamo avuto fra i candidati alle europee cognomi che non dovrebbero essere ammessi, sono state offese vittime dell’Olocausto definendole “divisive”, da Traini in poi c’è stata un’escalation di atti razzisti e abbiamo organizzato sul nostro territorio manifestazioni di livello mondiale dove le conquiste base del femminismo venivano messe di nuovo in discussione. Ho visto muoversi l’Anpi sia in Italia che a Berlino, esatto, l’Anpi ha indetto una manifestazione a Görlitzer Park nel 2019 e questo mi ha dato molto da pensare.

L’Italia è ormai parte di quei paesi dell’Ue che sono dichiaratamente xenofobi insieme all’Ungheria, la Polonia e l’Austria (anche se secondo uno studio del 2018 il paese più razzista della UE sarebbe la Finlandia). Il Belpaese sta attuando una serie di leggi anti- integrazione (che comunque sarebbe stata assimilazione più che scambio culturale). Qui il termine è molto importante, perché non si tratta di una politica anti- immigrazione vera, che in una qualche malata logica di estrema destra funziona, ma di un modo di creare solo caos. Il fatto che lo abbiano chiamato Decreto Sicurezza sembra una barzelletta: fa perdere il lavoro agli italiani che si occupano di integrazione (Vedi i tagli ai progetti Sprar) e mette sulla strada dei poveracci senza la minima prospettiva, o li concentra in grossi campi abitativi, prevalentemente gestiti da privati, dove c’è già stata la denuncia per violazione dei diritti umani. Una politica che preferisce lasciar morire la gente in mare e demonizzare le ONG e gli attivisti piuttosto che occuparsi di fare riforme che migliorino il welfare generale, l’integrazione, e l’educazione; una politica che non si rende conto che il problema non sono quelli che arrivano ma quelli che se ne vanno. Abbiamo cambiato governo ma il Decreto Sicurezza è ancora lì.

È inutile fare i post con gli emigrati italiani in America nel primo dopoguerra, siamo al momento attuale un popolo che emigra. Per adesso le mete preferite sono l’Inghilterra e la Germania, ma a breve grazie alla Brexit, la Germania verrà letteralmente invasa. Pizzerie ovunque, I wurstel spariranno e tutti cominceranno a parlare a gesti, perché il tedesco è una lingua troppo difficile e l’inglese sta per diventare extraeuropeo. Scordatevi la fuga dei cervelli (solamente il 30 per cento degli emigranti possiede una laurea) e immaginatevi più l’assalto al Job Center alle otto di mattina quando ancora fa buio, stile scena di film Zombie di Serie B.

La Germania non è un posto perfetto, lungi dal fare un elogio gratuito, ci sono tante politiche ingiuste anche per quanto riguarda l’immigrazione: il trattamento ”speciale” riservato ai rifugiati siriani, i rimpatri forzati e il fatto che per integrazione si intenda più introduzione forzata nel mercato del lavoro. È un luogo dove il capitalismo è all’estremo tanto da essere sull’orlo dell’autodistruzione, tanto che, ad esempio, a Berlino arrivano proposte di esproprio di grandi compagnie immobiliari per reumanizzare le politiche abitative. Ma le leggi che regolano il sociale ti permettono di avere un’esistenza molto più dignitosa di quella che potresti avere in Italia, e non si basano quasi mai sulla cittadinanza. Ad esempio, il cosiddetto “Harz 4” o “ALGII” (Secondo sussidio di disoccupazione), che corrisponde in maniera un po’ goffa al nostrano “Reddito di Cittadinanza” può richiederlo quasi chiunque abbia lavorato in Germania per pochi mesi. La maggior parte degli italiani lo richiede. Arrivano, neanche sanno dire una parola e pretendono i soldi, e un corso di integrazione gratuito, questi maledetti immigrati. È bello vedere come i soldi investiti nel sociale creino quel tipo di società in cui andare all’università e avere un figlio a 26 anni non diventa impossibile (perché è così che si fa a fare riprodurre la gente, non negando il diritto all’aborto), il lavoro in nero è rarissimo (almeno che tu non lavori in un ristorante italiano), trovare un’occupazione per cui si è studiato qualcosa è un obiettivo di tutti, come società, e i centri per l’impiego (quelli slegati dai vari benefit) funzionano. Un’ altra cosa molto interessante è che oltre al senso di colpa collettivo, in Germania c’è anche un rispetto collettivo dell’intelligenza, o perlomeno del sapere. Con la Cultura si mangia molto di più ( il 14 per cento dei soldi pubblici vengono investiti nella Cultura, contro lo 0,3 per cento in Italia), le Lauree Umanistiche non sono una maledizione eterna, il pensiero critico è costantemente incoraggiato (hanno il 10 per cento in meno di analfabeti funzionali) e se studi, se hai lo status di persona che si sta occupando di conoscenza, riesci a sgattaiolare per un po’ fuori dal sistema liberista con una serie di sconti, agevolazioni e bonus: i trasporti costano la metà e le tasse universitarie sono quasi inesistenti. Il sistema sanitario è costosissimo ma fa sì che quasi tutto sia coperto, anche tutte le visite specialistiche; le medicine vengono a costare molto meno e ci sono comunque casi in cui è lo Stato a pagare l’assicurazione sanitaria. Diciamo che trovarsi a Berlino il 27 Gennaio è economicamente ed eticamente conveniente.

 Ma cosa c’entra col giorno della memoria?

 Sarebbe questo di cui dovremmo iniziare a parlare in Italia, non tornare a delle dicotomie medievali per costruire delle becere identità populiste. Dove è la politica vera? In Italia non è sparita solo la sinistra, è sparito il dibattito utile. Stiamo lì a scannarci sulla transitività dei verbi e non ci accorgiamo della intransitività del governo che non collabora molto al benessere del cittadino. Mettere Lino Banfi all’Unesco è stato uno statement coerente. Il Berlusconianesimo sotto il quale la mia generazione è cresciuta era la religione della figura -di-merda, abbiamo de-moralizzato ed emotivizzato la politica e queste sono le (non ancora estreme) conseguenze. La laurea non serve a nulla, basta la vita, i neri sono brutti, le donne devono stare in cucina o nude, e i diritti civili se li meritano solo quelli che trombano per riprodursi, e lo dico perché sono cristiano eh.

 La cosa buffa è che nell’arte contemporanea non si fa che parlare di post-umanesimo, di sistemi filosofici che permettano una migliore ecologia delle cose, che si arrivi a rispettare un sasso o una riserva naturale quanto una vita umana, ma abbiamo la metà dei governi mondiali che non riesce nemmeno ad allacciarsi le stringhe delle attuali promesse ontologiche. Io vedo un disumanesimo, e specialmente nel mio paese di origine.      

Ma quindi non ti senti più italiano? Non posso citare Gaber tutte le volte, ma non passa giorno in cui non mi venga ricordato che sono italiana, non è una cosa che puoi sentire o meno, è lo stato delle cose. Ma il cibo non ti manca? Sarei disposta a nutrirmi fino alla morte di wurstel, cetrioli e cappuccini vegani pur di avere l’università gratis

 C’è quel detto che dice “Ogni persona sta combattendo una battaglia difficile, sii gentile, sempre”, beh io penso che a seconda della battaglia, oltre ad essere gentili sia necessario prendere una posizione. Penso troppa gente sia stata solo gentile con Adolf Hitler e la sua battaglia. La nostra battaglia, di noi ultime generazioni, è il riscaldamento globale, l’uguaglianza, la pace e il superamento delle identità nazionaliste di stampo romantico, tutto il resto è una cagata pazzesca. La nostra battaglia, di italiani, è di non ricadere in trappole fasciste e di non sottovalutare la nostra responsabilità storica sfoderando i migliori evergreen whataboutism su Foibe e via dicendo il 27 Gennaio, o qualsiasi altro giorno dell’anno, ma guardare fuori dalla finestra (direzione Libia), farlo davvero con autocritica, sia che si sia in patria che ci si trovi all’estero, perché la fortuna del nazismo e del fascismo non è stata di essere ideologie nuove, scientificamente provate e con basi solide ma solo di aver trovato terreno fertile. Questo è quello che nel giorno della memoria dovremmo tenere a mente: non creare terreno fertile. E il terreno fertile è facile crearlo, basta un po’ di crisi economica, intolleranza e qualche passo indietro.

#queneauchallenge #esercizidistile #passatoprossimo #31

PASSATO PROSSIMO

Si è alzata sul presto, si è stiracchiata, ha fatto gli esercizi per la schiena e ha iniziato a danzare. È passato poco tempo ed io sono stata lì a guardarla, quella me che ha fatto finta di non vedermi anche se è stata scritta da me. Ha acceso il cellulare ed ha ascoltato i CCCP. È passato tanto tempo dall’ultima volta. Poi mi ha inghiottita con il suo entusiasmo e sono divenuta la sua felicità. Il salotto di certo non è stato messo in ordine da nessuno, il pavimento è stato ricoperto di volantini. E un marsupio. Chi te l’ha regalato, personaggio felice?  Il ragazzo nell’altra stanza ha bestemmiato, si è arrabbiato con la stampante e lei, il personaggio felice, è caduto per terra perché ha inciampato sul marsupio. Gli è stato regalato ad un festival di organizzazioni contro l’estrema destra, sopra è stato scritto “Si vive meglio senza nazisti”. Ha riso, ha riso un sacco. L’altro personaggio è però poi dovuto andare via e lei non ha più riso. Si è incupita, ha guardato la finestra di un Agosto Berlinese e ha pensato a tante cose contemporaneamente, ma al passato prossimo. Quel passato che non è andato via e si è incarcerato nelle nostalgie, quel passato che in realtà è stato un presente, un futuro e si è continuamente mischiato in un essere andata ed un essere tornata. Quel passato così prossimo che non ha mai svuotato la valigia. Ha contato i mi piace di sua madre, i giorni che sono spariti veloci e quelli che ha meravigliosamente costruito. Si è sentita spersa, io mi sono allontanata e ho continuato a guardarla da una comoda terza persona. Si è messa a scrivere, almeno così mi è parso, ed ha assaporato un’inconscia prossima estate. L’ho lasciata del tutto quando è salita sull’autobus. Mi è quasi venuto da piangere- l’ho vista cresciuta e decisamente a me più prossima.

#queneauchallenge #esercizidistile #ignoranza #30

IGNORANZA

Io non so proprio cosa vogliate da me. Va bene, sì, ho costruito questo personaggio in questa maniera, e allora? Non è mica che uno lo fa sempre per dare noia, cioè non si può proprio più scrivere nulla allora. E offendi i neri, e offendi i gay, e offendi quegli altri-come si chiamano- i trans e blablabla chiacchiere. A me della vostra political corretness o -come cacchio si scrive- non me ne frega nulla. Io non sono schiava del pensiero unico e non sono né di destra né di sinistra. Il mio personaggio si alza una mattina a Berlino col sole? E anche se fosse, eh? No, non c’entra nulla l’isteria climatica, il clima è sempre cambiato e c’è sempre qualche gretino che deve farsi vedere. Sì, volevo forse tradire la patria con la mia scrittura? Io me ne sbatto, io amo il mio paese e me ne sbatto degli hater come voi. E la ragazza inciampa su un marsupio con una scritta politica, mi dite, embè? Voi non inciampate mai sulle cose? Oppure se sono politiche riuscite ad accorgervene prima? Ci sono un sacco di bucce di banane politiche in questa società e voi vi preoccupate del mio marsupio, che per di più era un regalo. Come quel tizio che ha messo la banana sul muro, eh ma lui è un artista. Mi stanno sul culo questi intellettualoidi comunisti che fanno finta di fare le cose. Per quello ho usato i CCCP: “Non studio, non lavoro”. Cosa rappresenta l’altro personaggio allora? Ma che ne so, l’ho fatto litigare con una stampante così, cose che capitano. Non c’e empatia, no, è da buonisti piagnoni, è una viziata che sta lì davanti al pc senza scrivere nulla. Perché si sa che gli immigrati non hanno mai voglia di lavorare. Questi giovani che lasciano il paese, sì, non lo so, non mi convince, è una trappola globalista come l’erasmus o gli psicologi, perché si sa che la depressione si cura andando a fare lunghe passeggiate nei boschi, che costano pure meno. Ora vogliate scusarmi ma le vostre domande sono più nocive di un vaccino e io non sono qui per parlare del nulla.

#queneauchallenge #esercizidistile #insistenza #29

INSISTENZA

Una mattina di Agosto a Berlino una ragazza immigrata si sveglia nel suo letto illuminato dalle prime luci di un’estate della capitale tedesca. In quella che per alcuni è la capitale europea, un’immigrata si sveglia felice, presa da un volteggiamento quasi barocco. Questa giovane che ha lasciato il suo paese non lascia il tempo che trova bensì inizia a danzare per la casa, capitando nel salotto, dalla cui finestra si percepisce che è proprio una bella giornata estiva nella città senza più muro. Un sinonimo di quell’individuo che balla senza tregua nel salotto illuminato dalle prime luci della capitale tedesca, inciampa su un marsupio. Il marsupio fa parte dell’habitat del salotto illuminato, assieme a moltitudini di volantini contro il Decreto Sicurezza e Simili. Lei, la ragazza emigrata, ci inciampa. “La vita è meglio senza i Nazisti, la vita” è scritto su quel marsupio dove è inciampata la ragazza che si è svegliata in una mattinata di Agosto caldo e berlinese. Mentre danzava sulle barocche giravolte dei CCCP, quella fanciulla è inciampata e ha sentito una botta di Zeitgeist che ha sfiaccato il suo felicitarsi dell’esistenza mattutina di un Agosto berlinese. Proprio nello stesso Agosto, nella stessa casa, nello stesso momento, un immigrato si arrabbia con una stampante e di fretta se ne esce da una casa berlinese illuminata da un Agosto d’inciampo. Di quel ragazzo italiano che si è trasferito all’estero per fare musica, la ragazza che si è trasferita all’estero per fare teatro, sente la mancanza. Quella mancanza a Berlino, capitale europea, illuminata dal sole delle prime luci di un agosto d’inciampo, ha poco senso. La ragazza immigrata che si era svegliata nel suo letto e che non lascia il tempo che trova, sente forse quella paura d’inciampo dovuta all’insistere, davanti a finestre illuminate, un voler scrivere, un voler diventare, un voler essere, un blog. La madre della ragazza che non lascia il tempo che trova è spesso nei suoi pensieri e nelle sue mancanze e nelle sue notifiche di apprezzamento di facebook ai post lunghi che non legge nessuno. Nessuno legge i post lunghi di quella ragazza che si sveglia danzando in un agosto di capitale europea d’inciampo e lei finisce per dover fare una terapia illuminata dalle prime luci di una rivolta politica che parte dal letto e finisce in un marsupio, una terapia che disdegna le stampanti, una terapia d’urto in un salotto di Berlino, una terapia di stereotipi ed eccezioni, di pregiudizi ed insistenti metafore contemporanee. “La vita è più bella senza i nazisti, più bella”.

IL NAZISTA SUL PIANEROTTOLO ovvero cosa dire quando ti trovi l‘estrema destra sull’uscio

Chiamatelo backlash o fashion trend, il nazismo è tornato di moda. Baffetti e crani calvi, mancanza di argomentazioni concrete, pregiudizi, rabbia e simboli indiani reinventati. Diciamo che il fatto che il Nazismo si porti così tanto, non è rassicurante come il fatto che sono tornati i marsupi, no. L’altro giorno mentre tornavo a casa me ne sono trovata uno sul pianerottolo, di nazisti, e sono sicura che non fosse un hipster perché ha riempito le cassette della posta di volantini dell’NPD, il Nationaldemokratische Partei Deutschlands, partito accusato ripetutamente di essere offensivo per la costituzione, ma non ancora dichiarato fuorilegge per una serie di ossimori burocratici (a quanto pare ci sono talmente tanti infiltrati nell’ex partito nazista che dichiararlo illegale fermerebbe le indagini o una cosa simile). Per quanto uno si batta per l’uguaglianza, si riempia il salotto di volantini per i diritti umani e si arrabbi di continuo quando legge il giornale, trovarsi il nemico di fronte è una cosa a cui non si è mai pronti. Ma chi è il nemico? Conosci il nemico, si dice. L’uomo sul pianerottolo non è di certo un gerarca nazista e come mi ha detto un giornalista una volta “Guarda che i nazisti veri mica sono tesserati”. Leggo il volantino e sembra semplicemente l’Afd versione Premium. Nel caso ci fosse qualcuno non pratico di sigle politiche tedesche, l’Afd, Alternative für Deutschland, è il partito populista di destra che è riuscito a chiappare un sacco di voti della ex DDR, quello che basa la campagna elettorale su tematiche tipo la paura del burka. Se uno volesse fare un paragone- ma prendetelo con le pinze per una serie di ovvi motivi- Afd: Lega = NPD: Casa Pound/Forza Nuova.

Salgo in casa e controllo bene, non sia mai che la sigla vuol dire anche altro. No, ho ragione. Torno giù con dello scotch e un pennarello rosso. “Verfassungsfeindlich”, nemico della costituzione. Sequestro tutti gli altri volantini che trovo (sentendomi, non troppo assurdamente, fascista mentre lo faccio e combattendo contro degli strani sensi di colpa) e appendo il cartello di denuncia. Chiamo i miei amici ebrei, perché- ebbene sì- ho dei carinissimi vicini della mia età che sono cresciuti in Israele. Fanno lo stesso e il giorno dopo troviamo tutto strappato a terra (almeno tiralo nel cestino come ho fatto io coi tuoi volantini, pensa all’ambiente!). Una parte di me è stata contenta di non averlo trovato sempre lì, sul pianerottolo, quel fan sfegatato del popolo tedesco, armata solo di scotch e pennarello rosso, una parte di me invece avrebbe voluto parlarci, vedere come reagiva al mio accento poco teutonico e alle mie argomentazioni scientifiche e storiche. Ci sarei riuscita? Avrei saputo usare la retorica giusta? Pensare di riuscire a convertire un nazista è un po’ darsi delle arie, ma riuscire a muovere qualcosa non dovrebbe essere impossibile, sono umani anche loro, no?

La difficoltà del nazista sul pianerottolo in realtà me la ritrovo abbastanza costantemente, in dose minore, abbonamento Basic e non so mai come gestirla. Su internet ci ho provato qualche volta ad argomentare contro i leghisti incattiviti che si appellavano a fake news per giustificare il loro “Non sono razzista, ma”, ma ci ho messo un po’ a distaccare la mia persona dagli insulti che solitamente piovono non appena capiscono che non la pensi come loro. Di recente sono riuscita però a “vincere” un dibattito, me ne sono accorta perché la persona ha smesso di commentare. Per questa grande vittoria devo ringraziare un piccolo librino che il Rosa Luxemburg Stiftung regalava questa estate, con dentro le strategie per il dialogo coi populisti e in copertina un tenero gufo.

Ecco a voi, per la prima volta in Italiano, qualche dritta per diventare influencer dei diritti umani. Cominciamo con 5 fasi preparatorie.

  1.  Autoriflessione: la prima cosa da fare è pensare alla propria visione del mondo, analizzare i nostri stereotipi ed eliminare i pregiudizi. Non possiamo avere una conversazione pulita se prima non ci siamo fatti un bagno di coscienza
  2. Ambiente: prima di pensare al dialogo e alla strategia psicologica da adottare guardiamoci intorno. Se sei in una strada buia e il tuo interlocutore ha un coltello, probabilmente ha ragione Sartre e non è il caso di credere nel dialogo con i razzisti. Se ti trovi su internet, stai attento ai tuoi dati, alla tua protezione. Prima fatti scudo, poi attacca. Se ti trovi al cenone di Natale e tuo zio fa l’ennesimo commento sui ne*ri che gli rubano il lavoro, è decisamente il caso di sfoderare un po’ di sana maieutica.
  3. Posizione di potere: purtroppo, a seconda di quale classe e gruppo rappresenti tu e rappresenta il tuo interlocutore, le tue parole verranno prese più o meno sul serio. In casi in cui ti trovi in una posizione di potere devi parlare, negli altri casi devi sapere che questa dinamica di gerarchie influenzerà il tuo discorso. Una donna che parla ad un uomo di femminismo spesso non lo convince come un uomo che parla ad un altro uomo di femminismo, triste ma è così. Se sei un immigrat*, una persona di colore, una donna, una persona il cui genere non è ancora riconosciuto da parte della popolazione, una persona transessuale, una persona che ha un orientamento diverso da quello eterosessuale e questa cosa è chiara all’interlocutore, questo fa purtroppo perdere punti alla forza del tuo discorso. Attenzione, questo non vuol dire che non devi parlare se fai parte di questi gruppi! Questo vuol dire che devi assolutamente parlare se ti trovi in una posizione privilegiata!
  4. Legame emotivo: Se hai un qualche legame emotivo con l’interlocutore hai automaticamente anche più punti forza a disposizione. Convinci i tuoi cari. Spesso il razzismo, come l’omofobia e altre forme di discriminazione sono sintomi di ignoranza o di appartenenza a generazioni dove un certo tipo di sensibilità non si era ancora diffusa, a volte è solo paura del diverso. Non sono persone malvagie.
  5. Vocabolario: Hai a disposizione delle parole chiave che il populista cercherà di svuotare di significato e manipolare. Cerca di non vacillare nella definizione di Diritti Umani, Uguaglianza, Democrazia, Libertà di parola, Solidarietà. Combatti l’utilizzo di termini scorretti come Invasione, Sostituzione Etnica, Sinistroide, Radical Chic e Buonista.
  6. Image: non ti offendere, non perdere la calma, non riguarda te ma una determinata visione del mondo. Scusati, ringrazia, lusinga quando puoi e mantieni un linguaggio elegante.

Adesso veniamo alle strategie del discorso. Premetto che ho tradotto liberamente dal tedesco cercando di riportare i termini e le situazioni che vengono descritte nel libro in un contesto italiano. Qui ad esempio l’offesa Buonista esiste ec-come Gutmensch, ma il termine Radical Chic/ Radical Shit è più roba nostra soltanto. Credo che la base sia uguale per tutti, ma poi dovrete lavorare voi sul particolare.

TECNICHE

  1. Rimani sull’argomento: se la persona cerca di fare Whataboutism, riportalo sul discorso principale. “Capisco benissimo cosa vuole dire ma adesso rimaniamo sul tema X” “Lei sta parlando di fenomeni che non sono strettamente collegati, la prego adesso di rispondere alla mia domanda”
  2. Pioggia di domande: se fai domande specifiche, chiedendo ad esempio delucidazioni sull’utilizzo di determinati termini, guadagni tempo per preparare le tue argomentazioni al round successivo. “Cosa intende dire di preciso qui? Chi, come e cosa? Come sa lei che..? Vuole davvero dirmi che secondo lei…? Quale gruppo include in “loro” e come definirebbe il “noi”? Cosa intendi con stranieri e quali posti di lavoro vengono occupati da essi?”
  3. Statistiche e Pensiero Laterale: chiedere all’interlocutore se il fatto menzionato da lui contro una politica di accoglienza è avvenuto una volta sola o si è ripetuto, chiedere come mai viene preso ad esempio. “Dove lo ha letto? Ci sono stati casi simili? Quali persone erano coinvolte?” Se hai vissuto una situazione simile che si è risolta positivamente citala per contrastare l’esempio. “Gli africani del piano di sopra sono dei casinisti, queste persone dovrebbero tornare al loro paese” può essere contrastato con “Guarda so proprio di cosa parli, avevo un musicista come vicino e non ho dormito per settimane perché suonava la tromba anche la sera, ma quando sono andato a parlargli si è scusato e ho scoperto che era anche un tipo simpatico, da quel giorno poi non ha più suonato la sera”. Qui potete anche bluffare ed inventarvi fantasiose avventure, l’importante è che slittiate l’attenzione sul problema che si era creato e non sul pregiudizio razzista. “Eh guarda un altro magrebino ha stuprato una ragazza” “Sono cose terribili, la violenza contro le donne e gli stupri sono purtroppo ancora parte della nostra quotidianità, cosa potremmo fare per rendere le strade più sicure per le donne?”. Attenzione, se notate che il fatto ha riguardato personalmente l’interlocutore andateci cauti, rispettate i suoi timori e il suo dolore, in questo casi è rischioso intervenire se non avete un legame emotivo con la persona e potreste peggiorare la situazione.
  4. Differenziare le esperienze: menzionare esperienze positive contrastanti lo stereotipo. “Quelli lì vengono dalla Romania e si sa che rubano” “Oh no, cosa ti hanno rubato? Mi dispiace, io ho sempre avuto esperienze positive con le persone che vengono dalla Romania, ho un collega gentilissimo”. Vietato negare le esperienze altrui, è necessario solo contrastarle ma dando loro importanza a livello empatico. “Eh ma come si fa a parlare con una donna a cui vedi solo gli occhi!” “In effetti è un po’ strano perché non ci siamo affatto abituati, anche a me non piaceva all’inizio ma poi ho avuto un’intelligente conversazione con una studentessa e ora quasi non ci faccio più caso”
  5. Risvegliare empatia: “Pensa se tu fossi al suo posto, che cosa orribile è la guerra” “Ma tu invece come ti sentiresti in quella situazione? Cosa avresti fatto?” “Te lo immagini dover lasciare il tuo paese per via del tuo orientamento sessuale o della tua religione? Ti immagini dover lasciare la tua casa e la tua famiglia di corsa nella notte?”. Tipico discorso smartphones. “Eh ma non se la passano mica così male se hanno tutti il cellulare smart quando arrivano” “Se tu dovessi scappare dalla guerra tireresti via l’unico modo che hai di contattare i tuoi cari?”
  6. Evidenziare la differenze fra il livello emotivo e quello dei fatti: “Ma cosa è che ti rende così arrabbiato a riguardo? Cosa significa questo per te personalmente?” ti porta a capire il tuo interlocutore molto meglio e a fartelo più vicino. “Come potremmo risolvere questo problema assieme? Sei davvero sicuro che l’arrivo dei rifugiati influisca sulle tue opportunità di lavoro e sul tuo salario? Secondo me il problema sono le scelte politiche ed economiche che sono state fatte negli ultimi anni, non trovi?” Nota bene, non devi offrire una terapia gratuita ma solo capire perché il nemico ti è tale e provare a renderlo amico, la terapia se la paga da solo dopo nel caso.
  7. Sdrammatizzare: creare una conversazione coi piedi per terra. “Però adesso sottolineiamo che il Terrorismo e l’Immigrazione non sono la stessa cosa, eh. Quando, come e con chi ti senti minacciato e soprattutto perché?” “Guardi non credo che si possa parlare di sostituzione etnica, assolutamente, anche senza statistiche alla mano è chiaro che le percentuali non influiscono a tal punto” “Mi pare esagerato dire che diventeremo tutti musulmani, cioè non è che se l’un per cento della popolazione ascolta i neomelodici, siamo tutti fan di Gigi D’Alessio, no?” “La parola invasione è molto fantasiosa, io vedo solo persone disperate che cercano di attraversare il mediterraneo per vivere la propria vita in pace”
  8. Visione completa: cerca di non mettere mai gruppi di persone l’uno contro l’altro. È con la guerra fra i poveri che il padrone si fa ricco. “ Anche io trovo abominevole che non si stia facendo abbastanza per i terremotati ma una cosa non esclude l’altra, io mi immagino una società che tratti con solidarietà tutti i gruppi in difficoltà, anche quelli che vengono da altri paesi “
  9. Mostrare le conseguenze: “Quindi alla fine tu vorresti una società dove ci sono persone di serie A e di serie B, non tutti hanno gli stessi diritti e prima vengono gli italiani, ma non pensi che potrebbe portare a tensione sociale ancora maggiore e poi, dai, si sa che quando lasci che si prendano i diritti degli altri arriva un punto in cui vogliono anche i tuoi” “Se ho capito bene, quindi la tua idea di società perfetta è razzista, lo sai questo? Sai dove porta il razzismo?” “A questo punto credo che lei abbia superato i limiti della libertà di parola con le sue argomentazioni di intolleranza”
  10. Fargli capire che sono quello che non amano definirsi (alcuni): “Quindi alla fine lei è contro l’esistenza di persone omosessuali? Ma lei dopo tutto questo continuerebbe a non volersi definire fascista? Se queste sono le sue idee e ne va fiero allora lei è razzista e dovrebbe ammetterlo” C’è ancora uno stigma sociale su questi termini per fortuna, usiamolo a nostro favore.
  11. Inspirare utopie: “Ma non ti piacerebbe vivere in una società di uguali? Pensa ad una società in cui non bisogna concorrere per un posto di lavoro, avresti comunque questo tipo di preoccupazione?”. Ammetto che questo è molto di parte, ma io sono di parte, trovatevi le vostre diverse utopie.
  12. Ghosting: ricorda che se il livello della conversazione arriva a “Per me possono morire tutti” o cose simili, puoi semplicemente abbandonare la conversazione/ segnalare il post. A volte lasciar perdere è la miglior strategia.

Il materiale è tratto da “Haltung Zeigen! Gesprächsstrategien gegen Rechts“ la cui copertina illustra un gufo sì, ma che prima era una svastica. A Berlino il progetto #PaintBack-Aktion ritrasforma simboli dell’estrema destra in cose decisamente più piacevoli alla vista.

Spero che questa mini-guida vi sia di aiuto, scrivetemi se siete riusciti a sconfiggere il male sul pianerottolo e ricordate sempre:

Meno nazisti, più gufi.

#queneauchallenge #esercizidistile #analisilogica #28

ANALISI LOGICA

Il luogo: Salotto, Berlino

Il tempo: Mattino, agosto.

Azione: Ballare, cadere.

Soggetto: Ragazza in pijama.

Antagonisti: Oggetti per terra, Volantini e Marsupio.

Personaggio secondario: Ragazzo

Narratore: Ragazza, prima persona.

Argomento: La crescita dell’estrema destra in Europa, problematiche legate all’emigrazione, il blocco della scrittrice

Risultato: Autoanalisi, autoironia

Conclusione: Analisi settimanale

#queneauchallenge #esercizi di stile #onomatopee #27

ONOMATOPEE

Mi sveglio in un sussurro sigillo sorpresa simulato. “Shhh..” dico al sinistro strombazzare mentale, quasi starnuto e brum brum verso il ssssssssssalotto a ballare. Bumbum, tunztunz, nonstudiononlavoro, grrrgrowlgra. Kasino, kompagni, katastrofe, kakka. Quasi felice farfallando frufrufru fino a che patapumfete, a terra. Marsupio, pio pio male. Luca deve correre brum brum, bum la porta, grrr la stampante, swish i volantini e le parole bla bla bla bla nella testa. Fuori niente tuoni, un po’ pop-populismo. Agosto è il mese più krudele, kruciale, kardinale. 1, 2, 3, bubusettete. Mamma mi piace mi coccola mi manca. Muuuuh, fa la mucca, ma una fa Mu-mu. Yawn. Bla bla parole nella scrittura rottura frattura: crack, zack e l’inconsco subconscio consciosamente  concio. Splash! La donna non entra in un caffè, ha bisogno di qualcosa di più blurp.