#queneauchallenge #esercizi di stile #onomatopee #27

ONOMATOPEE

Mi sveglio in un sussurro sigillo sorpresa simulato. “Shhh..” dico al sinistro strombazzare mentale, quasi starnuto e brum brum verso il ssssssssssalotto a ballare. Bumbum, tunztunz, nonstudiononlavoro, grrrgrowlgra. Kasino, kompagni, katastrofe, kakka. Quasi felice farfallando frufrufru fino a che patapumfete, a terra. Marsupio, pio pio male. Luca deve correre brum brum, bum la porta, grrr la stampante, swish i volantini e le parole bla bla bla bla nella testa. Fuori niente tuoni, un po’ pop-populismo. Agosto è il mese più krudele, kruciale, kardinale. 1, 2, 3, bubusettete. Mamma mi piace mi coccola mi manca. Muuuuh, fa la mucca, ma una fa Mu-mu. Yawn. Bla bla parole nella scrittura rottura frattura: crack, zack e l’inconsco subconscio consciosamente  concio. Splash! La donna non entra in un caffè, ha bisogno di qualcosa di più blurp.

#queneauchallenge #esercizidistile #comunicatostampa #26

COMUNICATO STAMPA

Stanchi di seguire le vicende politiche con la superficialità di un meme? Ecco a voi “Esercizi di stile”, il romanzo a puntate, il diario virtuale, il manifesto politico, l’ennesimo blog inutile. L’autrice, italiana emigrata a Berlino, che alcuni voi ricorderanno per titoli come “Romanticite”, “Sunset-I dolori della giovane Beatrice” e l’opera teatrale in 5 atti “Il risveglio di Giulietta”, si cimenta questa volta in un anti-meme raccontandovi uno spaccato di vita, senza eccessivi sentimentalismi ma occhio per la denuncia sociale, tante volte quante potete immaginare, scegliendo sempre uno stile diverso. “é stato un processo in divenire” commenta il nuovo talento “un giorno sei lì davanti a Facebook che conti i mi piace di tua madre e quello dopo, anche”. Questo Natale regalatevi una full immersion nella vita di qualcun altro, svegliate il cervello nella ricerca continua di nuovi indizi in quella che pare sempre la stessa storia, sfidate i limiti e le possibilità della retorica e della vostra lingua madre con l’aiuto di esercizi ispirati allo scrittore Raymond Queneau. Alice e Luca i protagonisti di questo spaccato quasi ahimè borghese, alla ricerca di fogli stampati e vecchie ballabili ideologie.  Tutto sembra seguire la trama della mattinata tranquilla fino a quando qualcuno inciampa e finisce per cambiare le sorti della letteratura italiana contemporanea.

Fino ad esaurimento scorte, in libreria insieme all’acquisto del volume avrete la possibilità con soli 5 euro in più di portarvi a casa anche un marsupio con su scritto “La vita è meglio senza i nazisti”. Metà degli incassi verrà devoluto all’associazione Psicologi Italiani a Berlino che si batte perchè abbiano la Zulassung della Krankenkasse.

( La Zulassung fa sì che i costi della terapia possano essere coperti dall’assicurazione statale tedesca anche se il professionista è italiano e lavora in italiano)

#queneauchallenge #esercizidistile #letteraufficiale #25

LETTERA UFFICIALE

Ho l’onore di informare la Signoria Vostra dei fatti sotto esposti di cui ho potuto essere testimone tanto parziale quanto soggettivo. In quella giornata, mi trovavo in camera mia a svegliarmi come di consueto con alcuni dolori di schiena nella capitale tedesca dove sono residente ma non ancora cittadina. Ho sollevato il mio corpo con fatica e mi sono ritrovata di umore felice, tendente al folle. Per scaricare in maniera costruttiva e del tutto innocua per coloro che mi stanno vicini questo impulso, ho iniziato a ballare alle 9.30 del mattino in salotto una vecchia canzone dei CCCP. Ci tengo a rendere chiaro alla S.V che trattasi di un gruppo degli anni 80 italiano formatasi a Berlino e non di un qualche coro di partito. Dopo suddetta attività sono caduta a terra, a causare l’accaduto sono stati alcuni volantini di non dubbia provenienza che giacevano sulla moquette della mia abitazione da qualche settimana. Ad aggiungersi ad i volantini, si trovava a terra in quel momento anche un marsupio nero con scritto di colore rosa che la vita è migliore senza i nazisti. Credo, in conclusione, di poter confermare un caso di Selberschuld in cui la mia soggettività avrebbe dovuto pulire in terra e mettere in ordine. Il mio compagno, di qui in avanti “Luca”, si trovava in quel momento a litigare pesantemente (nel senso con un oggetto pesante) con la nostra stampante, questo conferma e accerta che trattasi non di un caso di violenza di genere ma piuttosto di tentativo di luddismo. Luca ha lasciato l’abitazione di fretta verso le 9.45 poco dopo che io mi ero rialzata ed avevo iniziato a scrivere. In realtà devo confessare che stavo solo pensando a cosa scrivere, mentre spulciavo la bacheca di facebook e riflettevo sulla provenienza dei mi piace, che arrivano prevalentemente dal mio Genitore 1. La prego di esaminare nuovamente i fatti accaduti e il mio breve esposto prima di saltare a conclusioni affrettate o a simbolismi politici dettati da un feticismo ideologico. Se desidera maggiori informazioni può naturalmente consultare la mia terapista, che quel giorno è stata la seconda ma non l’ultima persona a vedermi, e io mi rendo naturalmente disponibile alla S.V per ulteriori chiarimenti. Nell’attesa di un cortese riscontro assicuro alla S.V i sensi della mia profonda considerazione e mi dico con osservanza pronta ad assumere l’atteggiamento che la S.V riterrà più opportuno per la mia condotta…ecc.ecc.

#quenauchallenge #esercizidistile #omoteleuti #24

OMOTELEUTI

Una grigia mattinata, lei si sveglia impigiamata, forse un poco sollevata e se la balla spensierata. Un’estate soleggiata, se la scorda e di volata. La moquette impiastricciata, con volantini ricamata, le fa fare un’inciampata e rimane abbandonata. “Vivere coi nazisti, quella è proprio una cazzata” No, non è arrabbiata, ma di volantini un po’ malata, e poi ha preso una frescata. In una coppia, innamorata, vede lui -ma è una folata- che va via di buona andata. E la lascia amareggiata, la sua danzante amata. Se il pensare è un’ inculata, lo scrivere è una mazzata. Ecco che una spolverata, verrebbe anche apprezzata. La stampante relegata, da lui usata, bisfrattata. La ragazza è di ambasciata, la sua danza è soffocata, sta scrivendo affascinata di sua madre che, educata, sull’internet l’ha già apprezzata- e non perché è un’alcolizzata. Non si fosse allontanata, non sarebbe sì ambientata.

Al mattin la giovincella, che si alza bella bella, vede l’uomo che non fa più la penichella, ma alla stampante si ribella. Lei si alza, vestita da ancella, e va in cucina a mangiar la nutella. Ascolta la musica e le vien la ridarella. Un capitombolo però la cancella. Il giovanotto di sentinella- ovvero la sua anima gemella- alla stampante dà una spintarella e poi fugge alla chetichella, rombando di porta con la manovella. Dei volantini la cittadella, il salotto non si ribella. Quella ragazza vorrebbe scrivere una storiella, del marsupio per terra e della sua novella: “Senza nazi, la vita è mozzarella”. Il suo umore però urge barella, anche se la madre la crede una stella.

#queneauchallenge #esercizidistile #distinguo #23

DISTINGUO

Un buondì (non di quelli motta, purtroppo) la ragazza (non di quelle che dicono “non sono come le altre” però eh) si alza banalmente dal letto (non di morte) e si sente felice (che comunque non è contenta) e inizia a ballare (ma senza la dittatura di una coreografia fissa) per la stanza (quindi non in giardino). Il ragazzo (non uno a caso, eh) sta cercando di stampare (non di ricopiare a mano) degli spartiti (che non sono tuttavia mai spariti). Deve andare alle prove (non del nove, presumibilmente, vista l’ora) e deve prendere tante cose con sé (ma non fa per tre). Si sente qualcuno inciampare su un marsupio (non di un canguro) e non si balla più. La cosa (e non la casa) si fa (che non vuol dire solo drogarsi) divertente  (no, non vuol dire che tutte le volte che apro parentesi devo fare quello). La ragazza vorrebbe scrivere (non guadagnare soldi con attività casuali con l’unico scopo di aumentare il capitale, e manco il suo) e fare arte (non solo metterla da parte). Mentre pensa (e non poco), il musicista (non di musica tonale però) se ne va. Lo spirito del tempo (non del tempio) le fa una carezza (non troppo violenta) e lei pensa a sua madre (non solo perché le mette sempre mi piace ai post che scrive) e alla materialità (che non vuol dire sempre immanenza) dei volantini (che non sono quei bambini che scappano sempre all’asilo e per riacchiapparli devi fare una volata). Mi sono dimenticata (non di proposito) di dire che è Agosto (non Ottobre, come pensate sempre voi sporcaccioni), siamo (non siete) a Berlino (che non è più divisa da un muro) e questo esercizio (non commerciale, che schifo) voleva essere solo polemico (e non politico, no) anche se sul marsupio c’è scritto ( e non inciso): “Si vive meglio senza i nazisti”.  

#queneauchallenge #esercizidistile #anagramma #22

ANAGRAMMA #22

La ragazza si sveglia e si mette a ballare i CCCP. Poi inciampa su un marsupio. Il ragazzo se ne va e lei si mette a pensare a sua madre.

Visi tesi. La gazza sbaglia a temere. Cacare necci, palline.

Supino un papa su marmo vale grezzo rame

Pisa ladra si sa atea: e si teme.

#queneauchallenge #esercizidistile #latourdeforce #21

LATOURDEFORCE ↹ OOO

Il sistema non troppo complesso del salotto appariva funzionale. Se non ci fossero state le piante ad ammazzare almeno un po’ di CO2, la puzza di piedi e di chiuso sarebbe stata letale ; i volantini a terra servivano a ricordarsi di determinati principi, così come il marsupio nero. La tecnologia era sul tavolo, un pc in standby che segnalava l’imperitura presenza della realtà virtuale. La ragazza e il ragazzo condividevano una serie di spazi e passavano il tempo principalmente nella camera da letto e nel salotto. Anche per questo motivo sembrava così vivo. I ragni alla finestra spaventavano le zanzare, la polvere serviva a far starnutire la ragazza così da farle ricordare che deve tirare l’aspirapolvere altrimenti il sistema collassa. La stampante quella mattina non stava funzionando, senza una precisa ragione, ma quei fogli bloccati avrebbero causato una serie di vibrazioni negative che avrebbero deviato i movimenti della ragazza che in quel momento stava ballando i CCCP. Un piede scivola sul marsupio, e lei si ritrova schiena a terra. I fogli della stampante si spostano di qualche centimetro mentre il ragazzo tira con tutte le sue forze, i volantini invece si alzano leggermente per l’onda d’urto ma rimangono a terra. La ragazza si alza, si sistema le cuffie ma si stanca di lì a poco perché le cuffie non funzionano bene coi bassi. La stampante decide di nuovo di funzionare e il ragazzo, una volta stampato ciò che gli serve, fugge via, sbattendo la porta. Il sussulto della ragazza è immediato. Se non ci fosse il tavolo, potrebbe anche danzare in quella parte del salotto, dove forse non scricchiola così tanto e dove se non altro non ci sono troppi volantini. Basterebbe spostarli, ma l’accidia vince su tutti i sistemi. Spostare il tavolo è comunque da escludere. Senza tavolo non potrebbe scrivere con la schiena dritta e avrebbe sempre il mal di schiena e sarebbe molto più irascibile e finirebbe col dover vivere da sola e stentare a sopportarsi. Le sedie la sopraelevano mentre scrive, e questo le piace fino a che non sono troppo alte e le permettono di toccare in terra, altrimenti partono le paranoie. L’equilibrio, nonostante la caduta, pare ristabilirsi e forse è il momento per scrivere. Il computer è però una fonte infinita di distrazioni, incide sulla qualità della vita e sulla bilancia università-lavoro-vita sociale. Inizia a scrivere. Una folata di vento le pizzica il naso facendola starnutire “Dovrei pulire, e pure fare sport” esclama, ma in realtà la folata non ha niente a che vedere con la sua vita. Sua madre le ha lasciato qualche commento su facebook e lei è contenta, nonostante Facebook, come anche La Cultura, esista fino ad un certo punto. Forse ciò che non esiste è ciò che ci prende di più perché ci somiglia. La ragazza sente un vuoto, come se le avessero levato la sedia, come se non ci fosse più il tavolo e i volantini non coprissero più gli scricchiolii della casa assai vecchia. Le relazioni sono diverse a seconda dei muri che le circondano. Si alza e, poco dopo, lascia il sistema per andare a discuterlo anche se sa che non può realmente mai sottrarsene.

#queneauchallenge #esercizidistile #animismo #20

ANIMISMO

Quella mattina i pochi raggi di sole di un Agosto berlinese lo svegliarono dolcemente. Era per terra sdraiato da qualche giorno, lui-il marsupio. Circondato da volantini politici con cui condivideva l’origine, si distingueva per il suo brillante color rosa su sfondo nero. Era molto di moda e lo sapeva, di essere più cool di ogni altro oggetto nella stanza. Peccato che non potesse quasi mai essere sfoggiato: date le sue piccole dimensioni, la sua padrona preferiva di gran lunga lo zaino marrone. All’improvviso nella quiete mattutina tutto iniziò a tremare. Il pavimento scricchiola ma non è un terremoto, è quella cretina in camicia da notte che si è messa a ballare. Il marsupio voleva tanto avere un voce e se l’avesse avuta avrebbe urlato “No, stupida idiota, guarda che cosa c’è sotto i tuoi piedi! Stai attenta, mi vedi? Perché non mi hai messo nell’armadio? Oppure portami fuori una benedetta volta, solo io, tu, il cellulare, qualche moneta e un libro di quelli piccoli. Non sarebbe bellissimo? Puoi naturalmente anche portare le cuffie ma ehi! Cosa fa….nooooooooooooooooooooooooooo. Il povero marsupio, tutto ammaccato, adesso si sentiva persino in colpa di averla fatta cadere, la cretina. Gli esseri umani non si scusano mai con gli oggetti, e sbagliano perché prima o poi questi si vendicano con un’ agency imprevista. Il marsupio non sa se in realtà è lui ad essersi fatto lasciare lì per farla inciampare oppure è stata la cretina ad abbandonarlo e poi ad inciamparci. La relazione Ragazza- Marsupio è sempre stata complicata, sin dall’alba dei tempi. C’è un altro umano che borbotta ma il suo raggio d’azione è molto lontano dal marsupio, e solitamente lui inciampa sul contrabbasso. Il marsupio sente dolore ovunque ma la ragazza continua a ballare. I due si salutano, gli u-mani, mentre lui- il marsupio- rimane lì, senza neanche una medaglia al valore per quella guerra quotidiana in solitudine. Vorrebbe coinvolgere qualche foglietto contro il populismo, o i batuffoli di polvere- sempre pronti a sfoderare l’attacco allergico, loro- ma sente che le forze lo stanno abbandonando e dovrebbe riposarsi. La cretina si è messa al pc, dice sempre che non ha tempo per scrivere ma poi in realtà ci sta delle ore, quindi il pericolo dovrebbe essere scampato, si può nuovamente stare tranquilli. E poi se il Marsupio si ricorda giusto, a breve dovrebbe andarsene per la sua seduta settimanale. “Animo, animo! Dovrei ma andarci io, dallo strizzacervelli!” vorrebbe dire il Marsupio ma non può perché non solo non ha voce ma nemmeno un cervello. Però, purtroppo per lui, pur nella sua marginale marsupialità, continua ad esistere.

#queneauchallenge #esercizidistile #negatività #19

NEGATIVITà

Non era sera nè pomeriggio: era mattino. Non presto, ma neanche troppo tardi per la capitale. No, non era a Londra e neanche a Parigi, bensì proprio a Berlino. Non erano due ma solo uno dei soggetti a ballare, di certo non a cantare. L’altro non ballava né cantava, ma si innervosiva. “Non trovo gli spartiti” diceva senza gridare. Il soggetto che non cantava ma ballava, oltretutto cadeva. Ma cosa non stava ascoltando? Non erano gli MGMT e neppure i M83, ascoltava i CCCP! “Oh, no! Che rabbia!”. Era inciampata non su un lego, non su una buccia di banana ma proprio su un marsupio dove non c’era scritto “Stasera faccio la brava” e neanche “You can’t do it” ma “Si vive meglio senza i nazisti” e non in inglese e neppure in italiano: in tedesco. Ad un certo punto ma non all’improvviso, è la porta e non la finestra a sbattere. Non la donna ma l’uomo se ne è andato, dopo aver preso a calci la stampante nonché la sedia. La donna, e non l’uomo, rimane a pensare ed ha una serie di pensieri non positivi. “Non dovrei perdere tempo così, non dovrei poi lamentarmi”. Non sono avvenimenti specifici, ma il nulla a farla incazzare. Neanche i mi piace di sua madre e i commenti della psicologa sembrano mitigare il negazionismo del quotidiano. “Non dovrei non fare sport e non aprire un blog”

QUESTO BLOG è BISESSUALE: 10 stereotipi da eliminare per farci un grande favore in occasione del Bi Visibility Day

Oggi è il 23 Settembre ed è il Giorno per la visibilità bisessuale, questo blog è bisessuale e per questo era d’obbligo fare un post. In questo articolo vi fornirò solo qualche informazione base sulla salvaguardia dei bisessuali e in maniera abbastanza ironica così anche se è lungo leggete fino in fondo

 Bisessuali vuol dire essere attratti in maniera uguale da uomini e da donne. In-maniera-più o meno-uguale. Ora, la caterva di pregiudizi che si sono susseguiti e ancora imperversano sulla comunità bisessuale ha fatto e fa sì che l’invisibilità sia il nostro grande potere. Quanti amici bisessuali avete? Perché è facile sparare la frase sugli amici gay, ma bisessuali? Fate un conto e scrivetelo nei commenti, chi ne ha di più vince una spillina come quelle sotto che ho comprato qui

Quando stavo cercando di avvicinarmi alla comunità LGBTQ ho trovato materiale B più che altro in lingua inglese, in Erasmus in Inghilterra ho avuto per la prima volta il piacere di baciare un ragazzo che era abbastanza ok nell’ammettere di essere bisessuale e solo a Berlino, finalmente, ho iniziato a dirlo senza problemi a tutti- tranne che agli italiani. Un giorno ho pensato di inserirlo nel discorso mentre stavo parlando con un ragazzo omosessuale italiano e lui mi ha semplicemente detto che non esistono i bisessuali. Uno dei motivi per cui ho deciso di non scrivere il blog in inglese è per avere, fra le altre cose, la possibilità di parlare di bisessualità in italiano, perché non se ne parla abbastanza e con il devastante bigottismo che imperversa nel paese è anche difficile fare informazione a riguardo. Basti dire che la pagina del Bi Visibility Day non esiste in Italiano ma sul nostro suolo è stata organizzata quella meraviglia del Family Day, ad esempio. Quindi eccomi qui con un’audience limitata ma un progetto di propaganda molto preciso. Se dovessi fare la lista di attacchi bifobici ( la Bifobia è la paura di questi esseri mitologici chiamati bisessuali che vogliono trombare ogni cosa vivente e soprattutto te!) che mi sono capitati in questi anni, temo di dover citare meno persone etero che persone omosessuali e credo sia anche per questo che per un periodo ho cercato di rinnegare la mia appartenenza alla comunità LGBTQ. Ora però sono pronta ad urlare cose frocie anche dalla finestra, o sull’Internet. Non so quanti di voi saranno familiari con certe retoriche e stereotipi sui bisessuali, quindi ecco a voi la Lista Contro la Bifobia, aiutatemi a combatterla condividendo questo articolo sulle vostre bacheche o fra di voi, a voce.

  1. Le persone bisessuali non sono fedeli. Allora io in chiesa non ci vado, anche perché la chiesa è solitamente contro questo modo pacifico e libero di vivere la propria sessualità con autodeterminazione, e mi sono anche fatta cancellare l’atto di battesimo. Ma vi posso assicurare che fare le corna a qualcuno non rientra nel mio codice morale e neanche nelle mie capacità sociali.
  2. Le persone bisessuali non possono essere monogame. Cagata pazzesca, se mi concedete il francesismo. Alcuni bisessuali sono in relazioni poliamorose (bada bene che non vuol dire essere infedeli) e probabilmente hanno molto tempo ed energie psichiche; altri, come me, hanno paura anche delle feste e delle chat di gruppo e pensano che i rapporti simbiotici monogami in realtà siano un modello di codipendenza molto sano e che no, non siano espressione del capitalismo.
  3. Se dici di essere bisessuale devi aver provato il sesso con entrambi i sessi. Sì, e poi? Una fettina di… Come se poi fossero tutti lì in vena di dartelo/prenderlo e dartela. Magari ci hai provato e hai fatto cilecca e io voglio che tu sappia che in tal caso sei comunque un onorevole membro della community e anzi, siamo il Valhalla degli sfigati. Oltretutto vorrei sapere come si prova di aver avuto un rapporto in certi contesti se non mostrando foto porno. “Il tribunale bisessuale dichiara queste foto idonee al tesseramento” Perpiacere.
  4. I bisessuali lo fanno per attirare l’attenzione. Cosa? Sesso in camera loro? Ma via.. che poi basterebbe sostituire attenzione con connessione per dare il significato che merita un’azione disperata di ritrovarsi di una comunità invisibile. Naja, come dicono qui, questo è uno degli stereotipi per cui sono stata più zitta a lungo, per non essere l’alternativa-per-forza.
  5. Solo i veri artisti possono dirsi bisessuali. Lo so che questo fa ridere, ma giuro che per liberarsi di un certo misticismo provinciale mi ci è voluto del tempo e conosco gente che non si è ancora disintossicata da queste romantiche fandonie. Che poi chi decide chi è un vero artista? Ci sono bisessuali che lavorano in banca e non hanno mai avuto il minimo impulso creativo, e ci saranno anche artisti che lavorano in banca, non so se la metafora è un po’ contorta adesso…
  6. I bisessuali non esistono. Vi giuro che non sono un robot, e poi anche i robot esistono. Diamo la possibilità di esistere ad un sacco di cose che non sfiorano nemmeno l’essere materiale, diamo una chance anche a questi poveri bisessuali, eh? Smettetela di dirlo, ogni volta che qualcuno lo dice, un bisessuale inizia una terapia nell’isola-che-non-c’è.
  7. I bisessuali sono solo confusi. La regola solitamente è questa: a tutti piace il pipo. Ovvero, se sei un ragazzo che si identifica come bisessuale, sei un gay che ha paura di dirlo; se sei una ragazza, sei solo una che ha molta voglia di esplorare. Che poi, sì, esplorare è bello e dovremmo anche smettere di usarlo come sinonimo di persona confusa. Uno può anche esplorare perché è dannatamente sicuro della propria sessualità.
  8. Si dice pansessuale, oppure vuol dire che non andresti a letto con una persona trans e discrimini anche i non-binari. Qui il dibattito diventa a mio parere troppo inutile per meritare spiegazioni. Il fatto di essere attratti da entrambi è il mio modo di dire tutti, e bisessuale è stata la prima parola che mi ha fatta sentire a casa, pansessuale mi pare la definizione di una persona che si masturba col pane fresco (lo so che pan vuol dire tutto in greco, ma è greco appunto). Se volete chiamarmi pansessuale tuttavia mi va bene uguale. Semplicemente il focus non è sui genitali. I non-binari poi non sono MAI stati esclusi dal gruppo, anzi molti bisessuali sono non binari. E quindi..
  9. I bisessuali hanno tutti un genere non binario. No, sono due discorsi diversi, bisessuale identifica la sessualità, non-binario indica il gender/ il genere. A volte una cosa tira l’altra ma ognuno ha esperienza del mondo diversa e percorsi diversi e bisognerebbe farsi una manciata di cavoli verza propri ogni tanto, anche fra finocchi.
  10. Se sei in una relazione etero sei etero, se sei in una relazione omosessuale sei omosessuale. Last but not least. #stillbisexual è uno degli hashtags più ricorrenti nei matrimoni di persone bisessuali. Il tipo di relazione in cui ti trovi non annulla automaticamente “l’altra metà”, l’altra metà non esiste, tu sei un intero e così lo è la tua esperienza sessuale che si muove sulla scala Kinsey ma che rimane comunque un’unica esperienza. Il cosiddetto “privilegio etero” ovvero il privilegio del non essere discriminati dalla società perchè in relazioni che rispettano l’eteronormativa pur essendo bisessuali è in realtà oltre che un “privilegio” una delle principali cause di depressione ed altre malattie mentali che colpiscono più facilmente individui la cui identità viene annullata. Ci sono pochi studi a riguardo, ma ci sono: qui

Volete saperne di più? Continuate a seguire il blog, mettete un mi piace ad Orgoglio Bisessuale al link che vi ho messo sopra e a Bproud qui, cliccate anche gli altri magnifici hyperlink che sono riuscita ad inserire nel testo. Il libro in foto è un libro del 77 considerato il primo saggio scientifico attendibile sulla bisessualità, la bandiera bisessuale è del 98, siamo nel 2019 e credo ci siamo capiti.