#queneauchallenge #esercizidistile #insistenza #29

INSISTENZA

Una mattina di Agosto a Berlino una ragazza immigrata si sveglia nel suo letto illuminato dalle prime luci di un’estate della capitale tedesca. In quella che per alcuni è la capitale europea, un’immigrata si sveglia felice, presa da un volteggiamento quasi barocco. Questa giovane che ha lasciato il suo paese non lascia il tempo che trova bensì inizia a danzare per la casa, capitando nel salotto, dalla cui finestra si percepisce che è proprio una bella giornata estiva nella città senza più muro. Un sinonimo di quell’individuo che balla senza tregua nel salotto illuminato dalle prime luci della capitale tedesca, inciampa su un marsupio. Il marsupio fa parte dell’habitat del salotto illuminato, assieme a moltitudini di volantini contro il Decreto Sicurezza e Simili. Lei, la ragazza emigrata, ci inciampa. “La vita è meglio senza i Nazisti, la vita” è scritto su quel marsupio dove è inciampata la ragazza che si è svegliata in una mattinata di Agosto caldo e berlinese. Mentre danzava sulle barocche giravolte dei CCCP, quella fanciulla è inciampata e ha sentito una botta di Zeitgeist che ha sfiaccato il suo felicitarsi dell’esistenza mattutina di un Agosto berlinese. Proprio nello stesso Agosto, nella stessa casa, nello stesso momento, un immigrato si arrabbia con una stampante e di fretta se ne esce da una casa berlinese illuminata da un Agosto d’inciampo. Di quel ragazzo italiano che si è trasferito all’estero per fare musica, la ragazza che si è trasferita all’estero per fare teatro, sente la mancanza. Quella mancanza a Berlino, capitale europea, illuminata dal sole delle prime luci di un agosto d’inciampo, ha poco senso. La ragazza immigrata che si era svegliata nel suo letto e che non lascia il tempo che trova, sente forse quella paura d’inciampo dovuta all’insistere, davanti a finestre illuminate, un voler scrivere, un voler diventare, un voler essere, un blog. La madre della ragazza che non lascia il tempo che trova è spesso nei suoi pensieri e nelle sue mancanze e nelle sue notifiche di apprezzamento di facebook ai post lunghi che non legge nessuno. Nessuno legge i post lunghi di quella ragazza che si sveglia danzando in un agosto di capitale europea d’inciampo e lei finisce per dover fare una terapia illuminata dalle prime luci di una rivolta politica che parte dal letto e finisce in un marsupio, una terapia che disdegna le stampanti, una terapia d’urto in un salotto di Berlino, una terapia di stereotipi ed eccezioni, di pregiudizi ed insistenti metafore contemporanee. “La vita è più bella senza i nazisti, più bella”.

IL NAZISTA SUL PIANEROTTOLO ovvero cosa dire quando ti trovi l‘estrema destra sull’uscio

Chiamatelo backlash o fashion trend, il nazismo è tornato di moda. Baffetti e crani calvi, mancanza di argomentazioni concrete, pregiudizi, rabbia e simboli indiani reinventati. Diciamo che il fatto che il Nazismo si porti così tanto, non è rassicurante come il fatto che sono tornati i marsupi, no. L’altro giorno mentre tornavo a casa me ne sono trovata uno sul pianerottolo, di nazisti, e sono sicura che non fosse un hipster perché ha riempito le cassette della posta di volantini dell’NPD, il Nationaldemokratische Partei Deutschlands, partito accusato ripetutamente di essere offensivo per la costituzione, ma non ancora dichiarato fuorilegge per una serie di ossimori burocratici (a quanto pare ci sono talmente tanti infiltrati nell’ex partito nazista che dichiararlo illegale fermerebbe le indagini o una cosa simile). Per quanto uno si batta per l’uguaglianza, si riempia il salotto di volantini per i diritti umani e si arrabbi di continuo quando legge il giornale, trovarsi il nemico di fronte è una cosa a cui non si è mai pronti. Ma chi è il nemico? Conosci il nemico, si dice. L’uomo sul pianerottolo non è di certo un gerarca nazista e come mi ha detto un giornalista una volta “Guarda che i nazisti veri mica sono tesserati”. Leggo il volantino e sembra semplicemente l’Afd versione Premium. Nel caso ci fosse qualcuno non pratico di sigle politiche tedesche, l’Afd, Alternative für Deutschland, è il partito populista di destra che è riuscito a chiappare un sacco di voti della ex DDR, quello che basa la campagna elettorale su tematiche tipo la paura del burka. Se uno volesse fare un paragone- ma prendetelo con le pinze per una serie di ovvi motivi- Afd: Lega = NPD: Casa Pound/Forza Nuova.

Salgo in casa e controllo bene, non sia mai che la sigla vuol dire anche altro. No, ho ragione. Torno giù con dello scotch e un pennarello rosso. “Verfassungsfeindlich”, nemico della costituzione. Sequestro tutti gli altri volantini che trovo (sentendomi, non troppo assurdamente, fascista mentre lo faccio e combattendo contro degli strani sensi di colpa) e appendo il cartello di denuncia. Chiamo i miei amici ebrei, perché- ebbene sì- ho dei carinissimi vicini della mia età che sono cresciuti in Israele. Fanno lo stesso e il giorno dopo troviamo tutto strappato a terra (almeno tiralo nel cestino come ho fatto io coi tuoi volantini, pensa all’ambiente!). Una parte di me è stata contenta di non averlo trovato sempre lì, sul pianerottolo, quel fan sfegatato del popolo tedesco, armata solo di scotch e pennarello rosso, una parte di me invece avrebbe voluto parlarci, vedere come reagiva al mio accento poco teutonico e alle mie argomentazioni scientifiche e storiche. Ci sarei riuscita? Avrei saputo usare la retorica giusta? Pensare di riuscire a convertire un nazista è un po’ darsi delle arie, ma riuscire a muovere qualcosa non dovrebbe essere impossibile, sono umani anche loro, no?

La difficoltà del nazista sul pianerottolo in realtà me la ritrovo abbastanza costantemente, in dose minore, abbonamento Basic e non so mai come gestirla. Su internet ci ho provato qualche volta ad argomentare contro i leghisti incattiviti che si appellavano a fake news per giustificare il loro “Non sono razzista, ma”, ma ci ho messo un po’ a distaccare la mia persona dagli insulti che solitamente piovono non appena capiscono che non la pensi come loro. Di recente sono riuscita però a “vincere” un dibattito, me ne sono accorta perché la persona ha smesso di commentare. Per questa grande vittoria devo ringraziare un piccolo librino che il Rosa Luxemburg Stiftung regalava questa estate, con dentro le strategie per il dialogo coi populisti e in copertina un tenero gufo.

Ecco a voi, per la prima volta in Italiano, qualche dritta per diventare influencer dei diritti umani. Cominciamo con 5 fasi preparatorie.

  1.  Autoriflessione: la prima cosa da fare è pensare alla propria visione del mondo, analizzare i nostri stereotipi ed eliminare i pregiudizi. Non possiamo avere una conversazione pulita se prima non ci siamo fatti un bagno di coscienza
  2. Ambiente: prima di pensare al dialogo e alla strategia psicologica da adottare guardiamoci intorno. Se sei in una strada buia e il tuo interlocutore ha un coltello, probabilmente ha ragione Sartre e non è il caso di credere nel dialogo con i razzisti. Se ti trovi su internet, stai attento ai tuoi dati, alla tua protezione. Prima fatti scudo, poi attacca. Se ti trovi al cenone di Natale e tuo zio fa l’ennesimo commento sui ne*ri che gli rubano il lavoro, è decisamente il caso di sfoderare un po’ di sana maieutica.
  3. Posizione di potere: purtroppo, a seconda di quale classe e gruppo rappresenti tu e rappresenta il tuo interlocutore, le tue parole verranno prese più o meno sul serio. In casi in cui ti trovi in una posizione di potere devi parlare, negli altri casi devi sapere che questa dinamica di gerarchie influenzerà il tuo discorso. Una donna che parla ad un uomo di femminismo spesso non lo convince come un uomo che parla ad un altro uomo di femminismo, triste ma è così. Se sei un immigrat*, una persona di colore, una donna, una persona il cui genere non è ancora riconosciuto da parte della popolazione, una persona transessuale, una persona che ha un orientamento diverso da quello eterosessuale e questa cosa è chiara all’interlocutore, questo fa purtroppo perdere punti alla forza del tuo discorso. Attenzione, questo non vuol dire che non devi parlare se fai parte di questi gruppi! Questo vuol dire che devi assolutamente parlare se ti trovi in una posizione privilegiata!
  4. Legame emotivo: Se hai un qualche legame emotivo con l’interlocutore hai automaticamente anche più punti forza a disposizione. Convinci i tuoi cari. Spesso il razzismo, come l’omofobia e altre forme di discriminazione sono sintomi di ignoranza o di appartenenza a generazioni dove un certo tipo di sensibilità non si era ancora diffusa, a volte è solo paura del diverso. Non sono persone malvagie.
  5. Vocabolario: Hai a disposizione delle parole chiave che il populista cercherà di svuotare di significato e manipolare. Cerca di non vacillare nella definizione di Diritti Umani, Uguaglianza, Democrazia, Libertà di parola, Solidarietà. Combatti l’utilizzo di termini scorretti come Invasione, Sostituzione Etnica, Sinistroide, Radical Chic e Buonista.
  6. Image: non ti offendere, non perdere la calma, non riguarda te ma una determinata visione del mondo. Scusati, ringrazia, lusinga quando puoi e mantieni un linguaggio elegante.

Adesso veniamo alle strategie del discorso. Premetto che ho tradotto liberamente dal tedesco cercando di riportare i termini e le situazioni che vengono descritte nel libro in un contesto italiano. Qui ad esempio l’offesa Buonista esiste ec-come Gutmensch, ma il termine Radical Chic/ Radical Shit è più roba nostra soltanto. Credo che la base sia uguale per tutti, ma poi dovrete lavorare voi sul particolare.

TECNICHE

  1. Rimani sull’argomento: se la persona cerca di fare Whataboutism, riportalo sul discorso principale. “Capisco benissimo cosa vuole dire ma adesso rimaniamo sul tema X” “Lei sta parlando di fenomeni che non sono strettamente collegati, la prego adesso di rispondere alla mia domanda”
  2. Pioggia di domande: se fai domande specifiche, chiedendo ad esempio delucidazioni sull’utilizzo di determinati termini, guadagni tempo per preparare le tue argomentazioni al round successivo. “Cosa intende dire di preciso qui? Chi, come e cosa? Come sa lei che..? Vuole davvero dirmi che secondo lei…? Quale gruppo include in “loro” e come definirebbe il “noi”? Cosa intendi con stranieri e quali posti di lavoro vengono occupati da essi?”
  3. Statistiche e Pensiero Laterale: chiedere all’interlocutore se il fatto menzionato da lui contro una politica di accoglienza è avvenuto una volta sola o si è ripetuto, chiedere come mai viene preso ad esempio. “Dove lo ha letto? Ci sono stati casi simili? Quali persone erano coinvolte?” Se hai vissuto una situazione simile che si è risolta positivamente citala per contrastare l’esempio. “Gli africani del piano di sopra sono dei casinisti, queste persone dovrebbero tornare al loro paese” può essere contrastato con “Guarda so proprio di cosa parli, avevo un musicista come vicino e non ho dormito per settimane perché suonava la tromba anche la sera, ma quando sono andato a parlargli si è scusato e ho scoperto che era anche un tipo simpatico, da quel giorno poi non ha più suonato la sera”. Qui potete anche bluffare ed inventarvi fantasiose avventure, l’importante è che slittiate l’attenzione sul problema che si era creato e non sul pregiudizio razzista. “Eh guarda un altro magrebino ha stuprato una ragazza” “Sono cose terribili, la violenza contro le donne e gli stupri sono purtroppo ancora parte della nostra quotidianità, cosa potremmo fare per rendere le strade più sicure per le donne?”. Attenzione, se notate che il fatto ha riguardato personalmente l’interlocutore andateci cauti, rispettate i suoi timori e il suo dolore, in questo casi è rischioso intervenire se non avete un legame emotivo con la persona e potreste peggiorare la situazione.
  4. Differenziare le esperienze: menzionare esperienze positive contrastanti lo stereotipo. “Quelli lì vengono dalla Romania e si sa che rubano” “Oh no, cosa ti hanno rubato? Mi dispiace, io ho sempre avuto esperienze positive con le persone che vengono dalla Romania, ho un collega gentilissimo”. Vietato negare le esperienze altrui, è necessario solo contrastarle ma dando loro importanza a livello empatico. “Eh ma come si fa a parlare con una donna a cui vedi solo gli occhi!” “In effetti è un po’ strano perché non ci siamo affatto abituati, anche a me non piaceva all’inizio ma poi ho avuto un’intelligente conversazione con una studentessa e ora quasi non ci faccio più caso”
  5. Risvegliare empatia: “Pensa se tu fossi al suo posto, che cosa orribile è la guerra” “Ma tu invece come ti sentiresti in quella situazione? Cosa avresti fatto?” “Te lo immagini dover lasciare il tuo paese per via del tuo orientamento sessuale o della tua religione? Ti immagini dover lasciare la tua casa e la tua famiglia di corsa nella notte?”. Tipico discorso smartphones. “Eh ma non se la passano mica così male se hanno tutti il cellulare smart quando arrivano” “Se tu dovessi scappare dalla guerra tireresti via l’unico modo che hai di contattare i tuoi cari?”
  6. Evidenziare la differenze fra il livello emotivo e quello dei fatti: “Ma cosa è che ti rende così arrabbiato a riguardo? Cosa significa questo per te personalmente?” ti porta a capire il tuo interlocutore molto meglio e a fartelo più vicino. “Come potremmo risolvere questo problema assieme? Sei davvero sicuro che l’arrivo dei rifugiati influisca sulle tue opportunità di lavoro e sul tuo salario? Secondo me il problema sono le scelte politiche ed economiche che sono state fatte negli ultimi anni, non trovi?” Nota bene, non devi offrire una terapia gratuita ma solo capire perché il nemico ti è tale e provare a renderlo amico, la terapia se la paga da solo dopo nel caso.
  7. Sdrammatizzare: creare una conversazione coi piedi per terra. “Però adesso sottolineiamo che il Terrorismo e l’Immigrazione non sono la stessa cosa, eh. Quando, come e con chi ti senti minacciato e soprattutto perché?” “Guardi non credo che si possa parlare di sostituzione etnica, assolutamente, anche senza statistiche alla mano è chiaro che le percentuali non influiscono a tal punto” “Mi pare esagerato dire che diventeremo tutti musulmani, cioè non è che se l’un per cento della popolazione ascolta i neomelodici, siamo tutti fan di Gigi D’Alessio, no?” “La parola invasione è molto fantasiosa, io vedo solo persone disperate che cercano di attraversare il mediterraneo per vivere la propria vita in pace”
  8. Visione completa: cerca di non mettere mai gruppi di persone l’uno contro l’altro. È con la guerra fra i poveri che il padrone si fa ricco. “ Anche io trovo abominevole che non si stia facendo abbastanza per i terremotati ma una cosa non esclude l’altra, io mi immagino una società che tratti con solidarietà tutti i gruppi in difficoltà, anche quelli che vengono da altri paesi “
  9. Mostrare le conseguenze: “Quindi alla fine tu vorresti una società dove ci sono persone di serie A e di serie B, non tutti hanno gli stessi diritti e prima vengono gli italiani, ma non pensi che potrebbe portare a tensione sociale ancora maggiore e poi, dai, si sa che quando lasci che si prendano i diritti degli altri arriva un punto in cui vogliono anche i tuoi” “Se ho capito bene, quindi la tua idea di società perfetta è razzista, lo sai questo? Sai dove porta il razzismo?” “A questo punto credo che lei abbia superato i limiti della libertà di parola con le sue argomentazioni di intolleranza”
  10. Fargli capire che sono quello che non amano definirsi (alcuni): “Quindi alla fine lei è contro l’esistenza di persone omosessuali? Ma lei dopo tutto questo continuerebbe a non volersi definire fascista? Se queste sono le sue idee e ne va fiero allora lei è razzista e dovrebbe ammetterlo” C’è ancora uno stigma sociale su questi termini per fortuna, usiamolo a nostro favore.
  11. Inspirare utopie: “Ma non ti piacerebbe vivere in una società di uguali? Pensa ad una società in cui non bisogna concorrere per un posto di lavoro, avresti comunque questo tipo di preoccupazione?”. Ammetto che questo è molto di parte, ma io sono di parte, trovatevi le vostre diverse utopie.
  12. Ghosting: ricorda che se il livello della conversazione arriva a “Per me possono morire tutti” o cose simili, puoi semplicemente abbandonare la conversazione/ segnalare il post. A volte lasciar perdere è la miglior strategia.

Il materiale è tratto da “Haltung Zeigen! Gesprächsstrategien gegen Rechts“ la cui copertina illustra un gufo sì, ma che prima era una svastica. A Berlino il progetto #PaintBack-Aktion ritrasforma simboli dell’estrema destra in cose decisamente più piacevoli alla vista.

Spero che questa mini-guida vi sia di aiuto, scrivetemi se siete riusciti a sconfiggere il male sul pianerottolo e ricordate sempre:

Meno nazisti, più gufi.

#queneauchallenge #esercizidistile #analisilogica #28

ANALISI LOGICA

Il luogo: Salotto, Berlino

Il tempo: Mattino, agosto.

Azione: Ballare, cadere.

Soggetto: Ragazza in pijama.

Antagonisti: Oggetti per terra, Volantini e Marsupio.

Personaggio secondario: Ragazzo

Narratore: Ragazza, prima persona.

Argomento: La crescita dell’estrema destra in Europa, problematiche legate all’emigrazione, il blocco della scrittrice

Risultato: Autoanalisi, autoironia

Conclusione: Analisi settimanale

#queneauchallenge #esercizi di stile #onomatopee #27

ONOMATOPEE

Mi sveglio in un sussurro sigillo sorpresa simulato. “Shhh..” dico al sinistro strombazzare mentale, quasi starnuto e brum brum verso il ssssssssssalotto a ballare. Bumbum, tunztunz, nonstudiononlavoro, grrrgrowlgra. Kasino, kompagni, katastrofe, kakka. Quasi felice farfallando frufrufru fino a che patapumfete, a terra. Marsupio, pio pio male. Luca deve correre brum brum, bum la porta, grrr la stampante, swish i volantini e le parole bla bla bla bla nella testa. Fuori niente tuoni, un po’ pop-populismo. Agosto è il mese più krudele, kruciale, kardinale. 1, 2, 3, bubusettete. Mamma mi piace mi coccola mi manca. Muuuuh, fa la mucca, ma una fa Mu-mu. Yawn. Bla bla parole nella scrittura rottura frattura: crack, zack e l’inconsco subconscio consciosamente  concio. Splash! La donna non entra in un caffè, ha bisogno di qualcosa di più blurp.

#queneauchallenge #esercizidistile #comunicatostampa #26

COMUNICATO STAMPA

Stanchi di seguire le vicende politiche con la superficialità di un meme? Ecco a voi “Esercizi di stile”, il romanzo a puntate, il diario virtuale, il manifesto politico, l’ennesimo blog inutile. L’autrice, italiana emigrata a Berlino, che alcuni voi ricorderanno per titoli come “Romanticite”, “Sunset-I dolori della giovane Beatrice” e l’opera teatrale in 5 atti “Il risveglio di Giulietta”, si cimenta questa volta in un anti-meme raccontandovi uno spaccato di vita, senza eccessivi sentimentalismi ma occhio per la denuncia sociale, tante volte quante potete immaginare, scegliendo sempre uno stile diverso. “é stato un processo in divenire” commenta il nuovo talento “un giorno sei lì davanti a Facebook che conti i mi piace di tua madre e quello dopo, anche”. Questo Natale regalatevi una full immersion nella vita di qualcun altro, svegliate il cervello nella ricerca continua di nuovi indizi in quella che pare sempre la stessa storia, sfidate i limiti e le possibilità della retorica e della vostra lingua madre con l’aiuto di esercizi ispirati allo scrittore Raymond Queneau. Alice e Luca i protagonisti di questo spaccato quasi ahimè borghese, alla ricerca di fogli stampati e vecchie ballabili ideologie.  Tutto sembra seguire la trama della mattinata tranquilla fino a quando qualcuno inciampa e finisce per cambiare le sorti della letteratura italiana contemporanea.

Fino ad esaurimento scorte, in libreria insieme all’acquisto del volume avrete la possibilità con soli 5 euro in più di portarvi a casa anche un marsupio con su scritto “La vita è meglio senza i nazisti”. Metà degli incassi verrà devoluto all’associazione Psicologi Italiani a Berlino che si batte perchè abbiano la Zulassung della Krankenkasse.

( La Zulassung fa sì che i costi della terapia possano essere coperti dall’assicurazione statale tedesca anche se il professionista è italiano e lavora in italiano)

#queneauchallenge #esercizidistile #letteraufficiale #25

LETTERA UFFICIALE

Ho l’onore di informare la Signoria Vostra dei fatti sotto esposti di cui ho potuto essere testimone tanto parziale quanto soggettivo. In quella giornata, mi trovavo in camera mia a svegliarmi come di consueto con alcuni dolori di schiena nella capitale tedesca dove sono residente ma non ancora cittadina. Ho sollevato il mio corpo con fatica e mi sono ritrovata di umore felice, tendente al folle. Per scaricare in maniera costruttiva e del tutto innocua per coloro che mi stanno vicini questo impulso, ho iniziato a ballare alle 9.30 del mattino in salotto una vecchia canzone dei CCCP. Ci tengo a rendere chiaro alla S.V che trattasi di un gruppo degli anni 80 italiano formatasi a Berlino e non di un qualche coro di partito. Dopo suddetta attività sono caduta a terra, a causare l’accaduto sono stati alcuni volantini di non dubbia provenienza che giacevano sulla moquette della mia abitazione da qualche settimana. Ad aggiungersi ad i volantini, si trovava a terra in quel momento anche un marsupio nero con scritto di colore rosa che la vita è migliore senza i nazisti. Credo, in conclusione, di poter confermare un caso di Selberschuld in cui la mia soggettività avrebbe dovuto pulire in terra e mettere in ordine. Il mio compagno, di qui in avanti “Luca”, si trovava in quel momento a litigare pesantemente (nel senso con un oggetto pesante) con la nostra stampante, questo conferma e accerta che trattasi non di un caso di violenza di genere ma piuttosto di tentativo di luddismo. Luca ha lasciato l’abitazione di fretta verso le 9.45 poco dopo che io mi ero rialzata ed avevo iniziato a scrivere. In realtà devo confessare che stavo solo pensando a cosa scrivere, mentre spulciavo la bacheca di facebook e riflettevo sulla provenienza dei mi piace, che arrivano prevalentemente dal mio Genitore 1. La prego di esaminare nuovamente i fatti accaduti e il mio breve esposto prima di saltare a conclusioni affrettate o a simbolismi politici dettati da un feticismo ideologico. Se desidera maggiori informazioni può naturalmente consultare la mia terapista, che quel giorno è stata la seconda ma non l’ultima persona a vedermi, e io mi rendo naturalmente disponibile alla S.V per ulteriori chiarimenti. Nell’attesa di un cortese riscontro assicuro alla S.V i sensi della mia profonda considerazione e mi dico con osservanza pronta ad assumere l’atteggiamento che la S.V riterrà più opportuno per la mia condotta…ecc.ecc.

#quenauchallenge #esercizidistile #omoteleuti #24

OMOTELEUTI

Una grigia mattinata, lei si sveglia impigiamata, forse un poco sollevata e se la balla spensierata. Un’estate soleggiata, se la scorda e di volata. La moquette impiastricciata, con volantini ricamata, le fa fare un’inciampata e rimane abbandonata. “Vivere coi nazisti, quella è proprio una cazzata” No, non è arrabbiata, ma di volantini un po’ malata, e poi ha preso una frescata. In una coppia, innamorata, vede lui -ma è una folata- che va via di buona andata. E la lascia amareggiata, la sua danzante amata. Se il pensare è un’ inculata, lo scrivere è una mazzata. Ecco che una spolverata, verrebbe anche apprezzata. La stampante relegata, da lui usata, bisfrattata. La ragazza è di ambasciata, la sua danza è soffocata, sta scrivendo affascinata di sua madre che, educata, sull’internet l’ha già apprezzata- e non perché è un’alcolizzata. Non si fosse allontanata, non sarebbe sì ambientata.

Al mattin la giovincella, che si alza bella bella, vede l’uomo che non fa più la penichella, ma alla stampante si ribella. Lei si alza, vestita da ancella, e va in cucina a mangiar la nutella. Ascolta la musica e le vien la ridarella. Un capitombolo però la cancella. Il giovanotto di sentinella- ovvero la sua anima gemella- alla stampante dà una spintarella e poi fugge alla chetichella, rombando di porta con la manovella. Dei volantini la cittadella, il salotto non si ribella. Quella ragazza vorrebbe scrivere una storiella, del marsupio per terra e della sua novella: “Senza nazi, la vita è mozzarella”. Il suo umore però urge barella, anche se la madre la crede una stella.

#queneauchallenge #esercizidistile #distinguo #23

DISTINGUO

Un buondì (non di quelli motta, purtroppo) la ragazza (non di quelle che dicono “non sono come le altre” però eh) si alza banalmente dal letto (non di morte) e si sente felice (che comunque non è contenta) e inizia a ballare (ma senza la dittatura di una coreografia fissa) per la stanza (quindi non in giardino). Il ragazzo (non uno a caso, eh) sta cercando di stampare (non di ricopiare a mano) degli spartiti (che non sono tuttavia mai spariti). Deve andare alle prove (non del nove, presumibilmente, vista l’ora) e deve prendere tante cose con sé (ma non fa per tre). Si sente qualcuno inciampare su un marsupio (non di un canguro) e non si balla più. La cosa (e non la casa) si fa (che non vuol dire solo drogarsi) divertente  (no, non vuol dire che tutte le volte che apro parentesi devo fare quello). La ragazza vorrebbe scrivere (non guadagnare soldi con attività casuali con l’unico scopo di aumentare il capitale, e manco il suo) e fare arte (non solo metterla da parte). Mentre pensa (e non poco), il musicista (non di musica tonale però) se ne va. Lo spirito del tempo (non del tempio) le fa una carezza (non troppo violenta) e lei pensa a sua madre (non solo perché le mette sempre mi piace ai post che scrive) e alla materialità (che non vuol dire sempre immanenza) dei volantini (che non sono quei bambini che scappano sempre all’asilo e per riacchiapparli devi fare una volata). Mi sono dimenticata (non di proposito) di dire che è Agosto (non Ottobre, come pensate sempre voi sporcaccioni), siamo (non siete) a Berlino (che non è più divisa da un muro) e questo esercizio (non commerciale, che schifo) voleva essere solo polemico (e non politico, no) anche se sul marsupio c’è scritto ( e non inciso): “Si vive meglio senza i nazisti”.  

#queneauchallenge #esercizidistile #anagramma #22

ANAGRAMMA #22

La ragazza si sveglia e si mette a ballare i CCCP. Poi inciampa su un marsupio. Il ragazzo se ne va e lei si mette a pensare a sua madre.

Visi tesi. La gazza sbaglia a temere. Cacare necci, palline.

Supino un papa su marmo vale grezzo rame

Pisa ladra si sa atea: e si teme.

#queneauchallenge #esercizidistile #latourdeforce #21

LATOURDEFORCE ↹ OOO

Il sistema non troppo complesso del salotto appariva funzionale. Se non ci fossero state le piante ad ammazzare almeno un po’ di CO2, la puzza di piedi e di chiuso sarebbe stata letale ; i volantini a terra servivano a ricordarsi di determinati principi, così come il marsupio nero. La tecnologia era sul tavolo, un pc in standby che segnalava l’imperitura presenza della realtà virtuale. La ragazza e il ragazzo condividevano una serie di spazi e passavano il tempo principalmente nella camera da letto e nel salotto. Anche per questo motivo sembrava così vivo. I ragni alla finestra spaventavano le zanzare, la polvere serviva a far starnutire la ragazza così da farle ricordare che deve tirare l’aspirapolvere altrimenti il sistema collassa. La stampante quella mattina non stava funzionando, senza una precisa ragione, ma quei fogli bloccati avrebbero causato una serie di vibrazioni negative che avrebbero deviato i movimenti della ragazza che in quel momento stava ballando i CCCP. Un piede scivola sul marsupio, e lei si ritrova schiena a terra. I fogli della stampante si spostano di qualche centimetro mentre il ragazzo tira con tutte le sue forze, i volantini invece si alzano leggermente per l’onda d’urto ma rimangono a terra. La ragazza si alza, si sistema le cuffie ma si stanca di lì a poco perché le cuffie non funzionano bene coi bassi. La stampante decide di nuovo di funzionare e il ragazzo, una volta stampato ciò che gli serve, fugge via, sbattendo la porta. Il sussulto della ragazza è immediato. Se non ci fosse il tavolo, potrebbe anche danzare in quella parte del salotto, dove forse non scricchiola così tanto e dove se non altro non ci sono troppi volantini. Basterebbe spostarli, ma l’accidia vince su tutti i sistemi. Spostare il tavolo è comunque da escludere. Senza tavolo non potrebbe scrivere con la schiena dritta e avrebbe sempre il mal di schiena e sarebbe molto più irascibile e finirebbe col dover vivere da sola e stentare a sopportarsi. Le sedie la sopraelevano mentre scrive, e questo le piace fino a che non sono troppo alte e le permettono di toccare in terra, altrimenti partono le paranoie. L’equilibrio, nonostante la caduta, pare ristabilirsi e forse è il momento per scrivere. Il computer è però una fonte infinita di distrazioni, incide sulla qualità della vita e sulla bilancia università-lavoro-vita sociale. Inizia a scrivere. Una folata di vento le pizzica il naso facendola starnutire “Dovrei pulire, e pure fare sport” esclama, ma in realtà la folata non ha niente a che vedere con la sua vita. Sua madre le ha lasciato qualche commento su facebook e lei è contenta, nonostante Facebook, come anche La Cultura, esista fino ad un certo punto. Forse ciò che non esiste è ciò che ci prende di più perché ci somiglia. La ragazza sente un vuoto, come se le avessero levato la sedia, come se non ci fosse più il tavolo e i volantini non coprissero più gli scricchiolii della casa assai vecchia. Le relazioni sono diverse a seconda dei muri che le circondano. Si alza e, poco dopo, lascia il sistema per andare a discuterlo anche se sa che non può realmente mai sottrarsene.